Diritto num. 5: il diritto di leggere qualsiasi cosa

Ho come l’impressione che Daniel Pennac e i suoi diritti del lettore sia arrivato in un momento della mia vita in cui ne avevo particolarmente bisogno. Il diritto numero 5 è il diritto di leggere qualsiasi cosa e chi mi segue su Instagram sa che più volte ho parlato di libri che vengono spesso considerati poco degni di essere pubblicati.

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Diario di bordo – 13 giugno 2021 – Gli animali notturni

Sono sempre stata quello che si definisce un “animale notturno”, ovvero una persona che dà il meglio di sé a notte fonda. A differenza del mio compagno o di mio padre, ad esempio, che alle 5 sono già belli pimpanti in piedi, e alle 8 hanno già fatto una marea di cose, io mi sveglio verso le 7, ma connetto il cervello solo verso le 11, e dopo abbondante colazione. Magari poi la giornata la rendo produttiva, ma i momenti di massima produttività arrivano con il calare delle tenebre.

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Lorenza Gentile – Le piccole libertà

Sono stata a Parigi due volte, nel 1994 e nel 2000, ed entrambe le volte sono stata pervasa da una moltitudine di sentimenti e sensazioni, che in pochissime altre città ho rivissuto. Non saprei bene spiegare perché: un po’ per l’oggettiva bellezza del posto, un po’ per l’atmosfera che solo un fiume che taglia una città sa regalare, un po’ per il via vai di persone, che a me sembravano sempre allegre e in procinto di fare qualcosa di importante. Ma Parigi è nel mio cuore, e sogno di tornarci presto.

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Diritto num. 4: il diritto di rileggere

Ciao a tutti, oggi andiamo avanti con i diritti del lettore secondo Daniel Pennac. Il diritto numero 4 è il diritto di rileggere. Pennac spende poche parole in merito, ma molto efficaci. Come il bambino chiede sempre “ancora, ancora” dopo aver ascoltato una bella storia, anche l’adulto ama crogiolarsi nella certezza di qualcosa che già conosce e apprezza. Ma si rilegge soprattutto per trovare nuovi incanti.

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Diario di bordo – 19 maggio 2021 – Il mio percorso con la scrittura

Più volte ho detto che spesso tendo a guardare al passato, e credo che un po’ dipenda dal fatto che ho molta memoria e ricordo tante cose, anche inutili, tipo come era vestita mia zia a Natale 1995. La cosa è utile quando qualcuno cerca qualcosa, o quando si tratta di risalire a determinati avvenimenti, ad esempio quando il mio compagno deve fare la nota spese. Sono contenta di avere buona memoria perché ho la certezza di non dimenticare momenti felici, magari anche di piccola entità. Certo, d’altro canto ricordo anche quelli meno belli, però se dovessi scegliere se non ricordare nulla o ricordare tutto, sceglierei senz’ombra di dubbio la seconda. Spesso ricordare permette anche di imparare dal passato, o semplicemente di godere di nuovo, con occhi nuovi, di qualcosa che non c’è più. A proposito di ricordi, ieri era il 18 maggio, e chi mi segue sui social sa che ogni anno pubblico una foto, la seguente.

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Massimo Cassani – L’ultimo ritorno

Massimo Cassani è il re dell’intreccio. C’è poco da fare, certe cose vanno solo ammesse. Questa è un’idea che mi ero già fatta anni fa, leggendo i suoi gialli (ne parlo qui e qui), ma che trova conferma dopo la sua ultima fatica letteraria, che – gioco di parole a parte – si chiama L’ultimo ritorno. È pubblicato da Castelvecchi e costa 20 euro.

La mia copia
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