Alexandre Dumas – La signora delle camelie

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Immagine presa dal mio account Amazon

 

Cosa c’è di meglio per iniziare, se non un bel classico?

Non so voi, ma quando sono indecisa sul libro da leggere, spesso mi fiondo su un classico. Difficilmente mi deludono. Forse perché, se sono considerati tali, e si leggono da quando sono stati scritti, qualcosa di bello e universale lo devono avere.

Il libro di cui voglio parlare oggi è “La signora delle camelie” di Alexandre Dumas (1824 – 1895). L’autore è figlio dell’omonimo padre, passato alla storia per capolavori come “I tre moschettieri” e “Il Conte di Montecristo”.

Il figlio invece, viene ricordato soprattutto per il romanzo in questione. La storia ha ispirato diverse riprese cinematografiche, nonché “La traviata” di Giuseppe Verdi.

Già dal titolo si capisce che saremo alle prese con un personaggio femminile, Marguerite Gautier, ovvero una cortigiana, forse la più bella di Parigi. Di lei si invaghisce Armand Duval, che farà di tutto pur di conoscerla e poterle dichiarare il suo amore.

L’epoca in cui si svolge non fa da semplice sfondo: diventa un’antagonista a tutti gli effetti, ponendo davanti ai protagonisti numerose prove da affrontare.

Non voglio rovinare la lettura a chi non l’ha ancora letto, rivelando il finale. Anche perché ritengo che la storia che racconta, per quanto bella e coinvolgente, non sia quello che si ricorderà una volta finito il libro.

Quello che colpisce è soprattutto il modo in cui l’autore fa provare al lettore le emozioni. Infatti, sin dalle prime pagine del libro, è chiaro che a narrare non sarà uno dei due protagonisti, ma una terza persona.

La storia infatti inizia con l’incontro tra questa persona e Armand Duval, il quale inizierà a raccontargli dal principio il suo incontro con Marguerite e l’evolversi della loro conoscenza. In questo modo il narratore ne sa quanto noi, e l’immedesimazione è massima. Soprattutto perché Armand Duval dosa bene le cose da raccontare, senza mai dimenticare di trasmettere le sensazioni, emozioni che i ricordi generano. Di pari passo con le emozioni che provoca il raccontare questi ricordi.

E’ un libro che inizia “lento”, proprio perché è una persona estranea ai fatti a narrarlo. Infatti le prime righe servono proprio a spiegare bene il ruolo del narratore, che rimarca da subito l’essere un semplice narratore:

“Non avendo ancora raggiunto l’età nella quale si inventa, mi accontento di riferire”

I primi contatti con la storia di Marguerite e Armand arriveranno molto dopo, ma devo dire che la mia attenzione non è mai calata. L’attesa alla fine è stata premiata, perché il “punto di non ritorno” a un certo punto arriva (cioè quel momento in cui non si riesce più a smettere di leggere). Il fatto poi di vestire subito i panni del narratore serve anche a non oscurare la storia.

Una volta che il narratore incontra Armand, questo, come dicevamo, gli racconta la sua storia. In questo caso é lui che diventa narratore: ed è proprio qui che la storia inizia a farsi più coinvolgente, a scorrere sempre più veloce. Il punto di vista diventa quindi quello di Armand. Quello che sappiamo di Marguerite passa attraverso i suoi occhi, e ho apprezzato tantissimo l’immagine di lei che ci ha fornito. Nonostante i sentimenti che lui prova per lei, cerca sempre di descriverla come potrebbe descriverla qualsiasi persona che la incontri, basandosi su comportamenti, reazioni che lei ha. Sebbene lui racconti una storia che ha vissuto, da la sensazione di riviverla nel momento stesso in cui la racconta. E’ un narratore che sa più di quello che racconta, ma racconta come se non sapesse niente della storia, come se la stesse vivendo in quel momento.

Per questo dico che la vera bellezza di questo libro non consiste nella storia, che comunque è pilotata dall’antagonista che dicevamo prima (ovvero l’epoca). E’ un libro creato alla perfezione, curato nei minimi dettagli. Nulla è lasciato al caso, nemmeno la scelta dei nomi dei personaggi: nel caso del narratore infatti manca del tutto, come a sottolineare il suo ruolo “impersonale”. Se il nome è presente, spesso è evocativo del ruolo che il personaggio ricopre (“Prudence” e “Blanche” ad esempio). Se il nome serve per evitare confusione, sono presenti solo le iniziali.

Anche la scelta del titolo sembra molto studiata: la signora delle camelie è appunto Marguerite, che era solita portare con se un mazzo di camelie. Pare che dal colore delle camelie si potesse intuire la sua disponibilità o meno. Con il titolo si rimarca quindi la sua condizione di cortigiana, la sua dipendenza da una vita che non lascia molte libertà.

Non è lasciato al caso nemmeno un richiamo alla letteratura del periodo, attraverso un elenco di opere che hanno come protagonista una cortigiana (e i loro rapporti con l’amore): in questo elenco cita persino il padre. Con questo richiamo l’autore vuole spazzare via eventuali perplessità che un lettore potrebbe avere (“Oh no, libri che parlano di cortigiane e amori difficili già ne ho letti”), inducendolo ad abbandonare la lettura.

Precisazione forse doverosa per il periodo in cui è stato scritto, vista l’abbondanza di opere simili, ma che risulta appropriata anche a un lettore dei giorni nostri. Quando a un certo punto dice

“Se insisto tanto su questo punto è perché, tra quelli che mi leggeranno, forse molti sono già pronti a gettare via questo libro..”

io stavo proprio esprimendo mentalmente le mie perplessità, ma non legate all’argomento, bensì alla “lentezza” della narrazione fino a quel punto.

Mi viene da pensare che Dumas, leggendo e rileggendo il suo manoscritto, temesse una perdita di attenzione, non solo per i contenuti allora molto gettonati, ma anche per la scelta stilistica adottata.

Un gran furbone, insomma! J

E io adoro chi, oltre a raccontare una bella storia, lo fa con estrema cura, padroneggiando al meglio gli strumenti di narrazione, risultando un’abile stratega.

Vi saluto con una frase estratta dal libro che mi è piaciuta molto, un pensiero che spesso ho provato:

“Finalmente mi ripresi, e mi guardai intorno, sbalordito nel vedere che la vita degli altri continuava senza fermarsi davanti alla mia sventura”

e con un link, molto divertente:

E voi avete letto questo libro? Lo leggerete? Aspetto le vostre impressioni!

Giovanna

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