Antonio Scurati – Il padre infedele

oscu

Ciao!!

Come promesso, oggi riprendo con il libro finito prima di partire, ovvero Il padre infedele di Antonio Scurati. Questo libro rientrava tra i finalisti del Premio Strega, e anche per questo mi aveva molto incuriosito.

E’ pubblicato da Bompiani.

Vi avviso però che per parlarne al meglio mi tocca rivelare il finale, quindi chi non vuole rovinarsi la sorpresa perché ha intenzione di leggerlo chiuda la pagina. 🙂

Il libro inizia con una coppia in crisi: Glauco, cuoco di quarant’anni, marito e padre di una bimba, trova la moglie in lacrime in cucina. Da questo momento, da questa piccola azione (che dura poche pagine) il protagonista ripercorre tutta la sua vita, passando attraverso delle tappe fondamentali: dove ha conosciuto la moglie, quando si sono fidanzati, quando è nata la bambina..

Tra le tappe che ripercorre ci sono anche i vari tradimenti, grazie ai quali si auto-definisce “infedele”.

L’altra parte del titolo, ovvero il definirsi un padre, piuttosto che un uomo o un marito, servono a rimarcare l’obiettivo (presunto, perché non ho ancora capito dove volesse andare a parare l’autore) del libro: si può essere un buon padre pur avendo tradito? Ma soprattutto: si può rimanere fedeli dopo esser diventati padre?

Io non ho figli, ma che cambi qualcosa nella vita di coppia con l’arrivo di un figlio è teoria condivisa e accettata da tutti.

Il libro prende le sembianze di un lunghissimo monologo, narrato quindi in prima persona, eccetto i capitoli in cui tradisce, che sembrano visti dall’esterno, grazie alla narrazione in terza persona, probabilmente per rimarcare il suo distacco emotivo, per relegare il gesto a mero bisogno fisico.

Anche il fatto che tradisca la moglie praticamente con chiunque (la domestica, la tipa rimorchiata al bar, l’addetta della fiera, la massaggiatrice..), senza effettuare un minimo di selezione, porta a pensare che non voglia dimostrare nessun tipo di coinvolgimento mentale, nessun principio di innamoramento, come se fosse quindi un tradimento a metà. Come se si trovasse a fronteggiare un bisogno fisico che non può ignorare. Al pari del mangiare, bere e dormire.

A parte questi capitoli di “azione”, dove viene narrato il momento del tradimento in terza persona, tutto il resto del libro è scritto con uno stile pesante, con frasi lunghissime, poco scorrevoli. Spesso divaga, descrive le situazioni in cui si è trovato passando da descrizioni inutili di persone presenti, o di pensieri che però non si ricollegano al discorso iniziale. Alle volte ho avuto la sensazione che volesse più fare sfoggio di stile che raccontare una storia.

Quindi, se alla mancanza di azione aggiungiamo uno stile pesante, il risultato è un libro difficile da leggere: dopo una pagina o due finivo l’attenzione e la curiosità, e più di una volta sono stata tentata di abbandonarlo.

Lui stesso alla fine ammette che la storia non ha un finale, perché il finale sarà la figlia da adulta a custodirlo: lui rimarrà sempre con il dubbio se per la figlia sia stato un buon padre, visto che lui si è auto-definito un padre infedele. Più volte ribadisce che è inutile farsi troppe domande con i figli. Più volte ripete che il resto (quindi il matrimonio alle ortiche, la moglie che quasi non gli parla..) non conta.

E infatti pensavo che il libro finisse così, con una domanda esistenziale, portata alla luce attraverso la storia di Glauco e della moglie. Tanti libri che ho letto finiscono con il portare il lettore a farsi domande più o meno esistenziali, e se il libro è ben fatto, queste domande non ti abbandoneranno più, ti ritroverai spesso a ripensarci, e magari cambiare risposta nel corso degli anni.

D’altronde la stessa impostazione del libro, con poche azioni (i tradimenti) che vuole essere un saggio (l’esporre le teorie del protagonista) camuffato da romanzo (all’inizio abbiamo luogo e protagonisti) porta a un finale del genere.

E invece no: il libro finisce con la figlia che da adulta torna al muretto dove passava i pomeriggi con il padre: anche questa scena è narrata in terza persona. Alla ragazza “le sorridono gli occhi”. Poi il libro finisce. Quindi si intuisce che nonostante sia stato un padre infedele, e abbia nutrito dubbi sul suo ruolo, la figlia ha stabilito che è stato un buon padre.

Queste tre pagine di finale stonano come una cintura marrone su un vestito nero: perché metterle? Che valore in più danno al resto del libro? Di certo non lo migliora! Sembra quasi che si sia accorto che il lettore poteva rimanere deluso da una mancanza di finale, inteso come risoluzione dei conflitti, e che l’aspetto da saggio, di dibattito di idee, non venisse colto. Praticamente sta dando al lettore un “contentino”, un modo per non sentirsi dire che la storia non ha coda (pur avendo un capo, ovvero il marito e la moglie in cucina).

Il libro inizia con due personaggi, un problema da risolvere: dentro ci avrà sviluppato anche un saggio, ma l’idea iniziale di romanzo non sparisce con lo scorrere delle pagine, il lettore si aspetta una fine.

Ci si accorge quasi subito che ha preso due generi e ha provato a mescolarli: il romanzo è praticamente inesistente, e il saggio segue un andamento di pensieri senza avere delle basi, intervallato e trascinato dalle poche azioni, che sono i tradimenti. Io non ho provato curiosità né per la storia, le azioni, che riguardavano solo i tradimenti, né per le idee che ha voluto esporre, che da subito si sono presentate, almeno ai miei occhi, banali e prevedibili (visto che non ha perso occasione per “incolpare” più o meno velatamente la moglie).

Se osserviamo meglio il saggio, ovvero le sue teorie sulla vita di coppia, si cade poi nel luogo comune: lui sostiene che la “colpa” del suo essere padre infedele (e mai una volta che dica marito infedele, come se non si possa essere padre e marito insieme) è della moglie che improvvisamente, come se fosse posseduta, diventa un’estranea, una donna che non fa altro che dargli la schiena quando dorme, che non gli rivolge quasi la parola.

Anche qui: che ogni donna viva a proprio modo la maternità è teoria condivisa e accettata. Reputo tuttavia molto improbabile che in una coppia si decida di punto in bianco di non parlare più, di non sfogarsi e confrontarsi, anche a costo di litigare. Loro due non litigano mai, semplicemente si ignorano. Come se fossero stati costretti a condividere una vita insieme, e, cosa ancora peggiore, un figlio. Come se fossero trascinati dalla stessa corrente, senza muovere un dito per salvarsi.

Strano che il protagonista non abbia rimpianti con la moglie, che non si chieda mai se c’era occasione o modo per parlarle, per discutere, per urlarle in faccia i suoi sentimenti. Lui accetta che le cose accadano così, senza domandarsi un perché e senza provare a capire se c’è modo di cambiarle. Sembra quasi che il muretto da lui descritto diventi il suo palco dal quale guardare la sua vita che va avanti, in maniera passiva.

Eppure quando la figlia perde un giocattolo, vanno insieme a cercarlo. La figlia è sicura che potrebbe anche valere la pena cercarlo. Glauco era pronto a consolarla, sicuro che fosse andato perso. Ma il giocattolo viene ritrovato.

Credo che le uniche colpe, in qualsiasi coppia, con qualsiasi problema, siano la mancanza di voglia e coraggio per affrontare le cose. E non basta un libro del genere a dimostrarmi il contrario.

Vi lascio il link a una sua intervista:

http://www.iodonna.it/personaggi/interviste/2013/antonio-scurati-libro-il-padre-infedele-401659934145.shtml

A una domanda risponde: Ma la coppia finisce quando comincia la famiglia, che si regge su altri presupposti.

Forse il libro non mi è piaciuto perché non condivido per niente questa frase (sebbene, ripeto, io non abbia figli).

E voi l’avete letto? Vi è piaciuto? Cosa ne pensate?

Giovanna

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3 thoughts on “Antonio Scurati – Il padre infedele

  1. come ti avevo già detto, il libro l’ho letto perché incuriosito da una recensione sul blog la 27a ora. A me non è piaciuto l’ho trovato pesante e poco scorrevole. Figurati che i capitoli sui tradimenti, almeno un paio, pensavo fossero dei sogni e non reali. Pensa quanto mi ha preso..
    sulla domanda esistenziale, penso si possa essere dei bravi padri anche senza essere dei mariti perfetti. I problemi che nascono all’arrivo dei figli derivano proprio dal fatto che si da priorità al ruolo di genitore rispetto a quello di partner. Per il resto condivido il tuo pensiero, se c’è la volontà e la coppia ha ancora voglia di stare insieme si affronta e si supera tutto. ciao!

  2. visto che il precedente commento si è perso nell’etere, riprovo sperando di essere più fortunato. E’ un libro che ho letto incuriosito da un articolo sul blog la 27a ora, ma che ho trovato molto faticoso concluderlo. Alcuni dei tradimenti raccontati pensavo fossero dei sogni, figurati quanto mi ha preso.. Sugli aspetti esistenziali penso si possa essere buoni genitori anche senza essere dei partner perfetti. Ma non sono due percorsi poi così indipendenti l’uno dall’altro. Infine è ovvio che l’arrivo dei figli cambi molto nella vita di una coppia, ma se c’è un progetto di vita comune e la volontà di portarlo in avanti si possono superare anche le inevitabili difficoltà che si dovranno affrontare.

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