Giuseppe Culicchia – E così vorresti fare lo scrittore

E così vorresti fare lo scrittore

Ciao!

Oggi avevo voglia di proporvi qualcosa di veramente divertente, uno di quei libri che non si possono leggere in treno, per via delle risate che è impossibile contenere. 🙂

Il libro in questione è “E così vorresti fare lo scrittore”, di Giuseppe Culicchia, edito da Laterza.

Il titolo fa il verso a una poesia di Bukowski, che verrà riportata alla fine del libro, che potremmo definire “la ciliegina sulla torta”.

Anche questo è uno dei tanti libri comprati con un’offerta lampo: conoscevo Culicchia, sebbene non avessi letto niente di suo, e mi sembrava una buona occasione per iniziare a leggere qualcosa.

E così vorresti fare lo scrittore

Mi è piaciuto da subito, ovvero dalla premessa, con la quale racconta del suo passato da libraio, e del suo amore per i libri: mi sono subito ritrovata in tanti aneddoti della sua vita in libreria, dei dialoghi assurdi con i clienti e dei momenti passati a leggere qualche pagina di straforo (di più era impossibile, come spiega anche lui).

Mi ha subito trasmesso un senso di credibilità: fondamentale per un libro che non è un romanzo.

Lui scrittore lo è diventato: curiosando un po’ in internet, ho scoperto che ha diversi libri alle spalle e un folto numero di lettori. Ricordo che all’ultimo salone del libro il suo intervento era atteso da un bel gruppo di persone.

Non è il classico manuale di scrittura, con consigli pratici più o meno discutibili su come fare un buon libro: è una testimonianza reale e schietta, la sua, su cosa succede a chi decide di addentrarsi nella giungla dell’editoria, scrivere e pubblicare un libro.

Avvisa da subito che “in Italia sono più le persone che scrivono, che quelle che leggono”, e anche qui mi sono tornati in mente i miei primi giorni di lavoro nella casa editrice dove tuttora collaboro. Suppongo che questa frase sia incisa all’ingresso di ogni casa editrice, a richiamo della ben più nota “lasciate ogni speranza, o voi che entrate!”.

Il libro, superata l’introduzione, è diviso in tre parti: Brillante Promessa, Solito Stronzo e Venerato Maestro. Tre fasi nella vita di uno scrittore che si spera si possano piazzare, in un ipotetico piano cartesiano, su una curva che tende all’infinito.

Mica facile, però! Culicchia affronta, per ogni fase, problemi e scenari che si possono presentare, basandosi, come già detto, sulla sua, di esperienza, e paragonandoli tra di loro. Quindi se la Brillante Promessa, dopo un esordio felice ha il vantaggio di aver destato la curiosità del pubblico, ha lo svantaggio di guadagnare poco, e di faticare a far conoscere il più possibile la sua opera.

Inoltre verranno generate delle aspettative, che nella seconda fase (Solito Stronzo) devono essere soddisfatte.

Molto divertenti i capitoli dedicati alla telefonata all’ufficio stampa (uno per ogni fase), dove, sebbene cambino le prospettive dello scrittore, non cambia la risposta ottenuta.

Degni di nota anche i capitoli con le domande che i giornalisti e il pubblico rivolgono a Culicchia: non ho motivo di dubitare che non siano vere, nonostante alcune risultino assurde (nate ad esempio da persone che non hanno letto il libro di cui si sta domandando). Questi capitoli fanno riflettere sul ruolo che lo scrittore ha, per forza di cose, con il suo pubblico: si troverà a rispondere a domande la cui risposta sembrava ovvia, almeno per lui, a vincere dei pregiudizi che il lettore potrebbe farsi senza motivo, o per motivi che non capirà mai. Soprattutto dovrà convincere il pubblico che l’ultimo libro scritto nasce non dalle ceneri dell’ultimo, ma da nuove idee, con personaggi nuovi e messaggi nuovi, sperando che possano suscitare la stessa curiosità del precedente.

Pubblicare un libro, per quanto sia difficile, è giusto la punta dell’iceberg. 🙂

Non credo che il libro nasca con lo scopo di scoraggiare gli aspiranti scrittori, però sono contenta di aver letto una testimonianza, sotto forma di libro, di quello che succede realmente.

Non mi sono mai piaciuti quegli scrittori che, nelle varie trasmissioni, seduti nella loro poltroncina, ammettono candidamente di sentirsi scrittori dalla nascita, e di essere stati investiti dal successo per caso, come se fosse destino.

La fatica c’è, e non sempre basta quella. Culicchia non ha la pretesa di fornire consigli di sicuro successo, ma ha l’onestà e la voglia di aprire gli occhi a chiunque si senta “destinato” a fare lo scrittore.

C’è qualche aspirante scrittore che l’ha letto? Cosa ne pensate?

Vi lascio con un link: in fondo alla pagina trovate Concita De Gregorio che intervista Culicchia, a proposito del diventare scrittori.

http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858108581

Giovanna

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7 thoughts on “Giuseppe Culicchia – E così vorresti fare lo scrittore

  1. Condivido. Il libro è divertente e allo stesso tempo parecchio amaro. In più fa trasparire l’amore dell’autore per la scrittura e, soprattutto, per la lettura (e la cosa non è mica così scontata negli scrittori con vent’anni di carriera alle spalle). Io l’ho letto lo scorso inverno, poco prima che mi arrivasse la conferma alla pubblicazione del mio primo (e probabilmente unico) romanzo. E’ stato buffo toccare con mano, qualche settimana dopo, quanto fossero vere molte delle cose raccontate in “E così vorresti fare lo scrittore”.
    Al di là di questo libro, comunque, vale assolutamente la pena leggere molti romanzi di Culicchia, a partire da “Tutti giù per terra”. Romanzi pervasi da una leggerezza amara che definirei “culicchiesca”. Perché alla “leggerezza calviniana” preferisco non ammiccare troppo.
    Del compianto David Foster Wallace, invece, magari parlerò un’altra volta.

    1. Ciao Filippo, grazie per il commento! Senza scomodare Calvino, potremmo parlare di leggerezza “tondelliana”, che ne pensi?

      Hai voglia di condividere il titolo del tuo romanzo? Lo leggerei volentieri! 🙂 E perché dici unico? Chi ti frena dal farne un altro? 🙂

      1. Per Tondelli faccio più fatica a parlare di leggerezza, per il modo in cui scriveva, anche se certi suoi romanzi mi sono piaciuti moltissimo. Comunque volevo solo scherzare, richiamando alcuni degli atteggiamenti che Culicchia irride in “E così vorresti fare lo scrittore”. La “leggerezza calviniana” sembra ormai diventata una di quelle espressioni con le quali, in certi ambienti, sembra necessario riempirsi la bocca. Ormai è quasi abusata al pari dell’orribile “situazione kafkiana”.
        Per quanto riguarda il mio romanzo, il titolo è “Inutili omicidi”. Passa per essere un giallo anche se, a mio avviso, proprio giallo non è. Si dovrebbe trovare in libreria e costa anche poco, ma non sentirti in obbligo! Quando avrai letto tutto Culicchia, al massimo, ti concedo di farci un pensiero 🙂
        Un secondo libro credo che non arriverò a scriverlo perché “solito stronzo” mi sento già di essere alla prima prova. Preferisco non infierire eccessivamente sulla mia autostima 🙂

      2. Concordo pienamente con te sull’abuso dell’espressione “leggerezza calviniana”. Così come sulla necessità di riempirsi la bocca con queste espressioni.. 🙂

        Il tuo libro sarà uno dei prossimi che leggo, e non lo faccio perché mi sento in obbligo. 🙂 Non so che motivi ti spingano a non scriverne un altro, spero non sia vero quanto dici: c’è tempo per diventare un “solito stronzo”, e come Culicchia insegna, non lo sei se ti fermi al primo. Non pensi? 😉

  2. Ti assicuro che ho molte ragioni per sentirmi già adesso “solito stronzo” 🙂 Comunque grazie per la stima. Se riesci ad arrivare alla fine del libro fammi sapere che ne pensi. Mi interessa molto la tua opinione. Ciao!

    1. Ho appena comprato il tuo libro, lo inizio stasera! 🙂
      Ma perché non dovrei arrivare alla fine? 🙂
      Se hai voglia poi mi racconti (anche via mail se preferisci) come e quando hai deciso di pubblicare un libro?

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