Marie Kondo – Il magico potere del riordino


Ciao! Eccomi con un libro appena finito, che va benissimo per la mia challenge (qui i dettagli).

Si tratta di “Il magico potere del riordino” di Marie Kondo. E’ pubblicato da Vallardi, ha 256 pagine e costa 13,90 euro.

Il magico potere del riordino

Per quanto riguarda la challenge, questo libro soddisfa il punto 5, cioè è un libro scritto da un’autrice donna.

Era già da un po’ che lo volevo leggere, anche per capire come mai, dopo quasi un anno dalla sua publicazione, sia ancora in classifica. Così, appena l’ho visto tra le offerte lampo del Kindle, non ho resistito.

Marie Kondo è definita la regina dell’ordine: è una professionista dell’argomento, nel senso che ha creato una professione (esperta di riordino) e un metodo che spiega ai suoi clienti. Come ci racconta lei stessa, sono sempre di più le persone che si rivolgono a lei per sistemare la casa, o per capire come mai, pur facendo ordine, alla fine si ritorna nel disordine.

Marie Kondo

Ho voluto leggere questo libro non perché sia disordinata: ho una casa molto piccola ma ho saputo organizzare bene gli spazi, e in generale è ordinata. Certo, ci sono momenti in cui sembra sia scoppiata una bomba, ma sono particolari situazioni.

C’è da dire però che sto per traslocare, il che significa ordinare, catalogare, selezionare le cose che ho, per poi riempire la nuova casa. Un nuovo approccio a queste operazioni mi incuriosiva.

Il libro, pur non essendo un romanzo, scorre bene, si legge con piacere. L’autrice parla molto della sua esperienza, raccontando le origini della sua singolare passione per l’ordine. Spesso fornisce esempi di situazioni che ha avuto con i suoi numerosi clienti.

Esordisce subito dicendo che il primo errore che fanno tutti è quello di intendere l’attività di riordino come qualcosa di periodico, addirittura quotidiano.

L’attività di riordino dovrebbe essere fatta invece  una volta nella vita. Persino io, che appunto mi reputo una persona ordinata, ho avuto un moto di fastidio nel leggere queste parole. Ho pensato a quelle giornate che nascono pigre, e che ti fanno rimandare semplici operazioni al giorno dopo, come sistemare i panni stesi o il tavolo pieno di libri, appunti e quaderni. Tanto mica scappano! 🙂

Leggendo il libro però, ci si accorge che il concetto di riordino che ha l’autrice è quasi filosofico. Secondo lei deve essere uno spunto per riflettere sul tipo di ambiente che vorremmo a casa e sulle cose di cui vogliamo circondarci. Si inizia da qui: con un’idea in testa di quello che vogliamo, sarà più facile ottenerlo.

Anche in questo caso, ho avuto un moto di fastidio: ho subito pensato al concetto di casa che vorrei io, e penso di aver fatto il mio meglio per ottenerlo, ovviamente con i mezzi e le disponibilità personali. Il villone gigante con piscina e cabina armadio rimane un sogno irrealizzabile (per ora :-D), quindi penso di aver fatto grandi cose con il bucolocale che ho (e che per fortuna tra poco lascio).

Stesso discorso per gli oggetti: avendo poco spazio a disposizione, ho sempre pensato di aver fatto una buona selezione (sia di quello che mi sono portata da casa dei miei, sia di quello che progressivamente ho comprato).

Stavo già pensando di avere tra le mani un libro inutile quando, proseguendo con la lettura, che invita il lettore a osservare la propria vita, ho iniziato a riflettere sulla mia quotidianità, sul perché spesso e volentieri mi lamento del mio bucolocale, sul perché la mattina perdo le ore per cercare i vestiti, o perché mi dimentico di avere dei pacchi di pasta che puntualmente scadono (e far scadere la pasta, oltre che considerarlo un delitto, lo ritenevo impossibile, vista la lunga durata di questo prodotto).

Riflettere è il primo passaggio: sull’idea di vita che vorremmo, intesa come casa e cose. Mi domando se anche in giapponese crei un gioco di parole come questo.. 😀

L’autrice sprona a  soffermarsi su ogni singolo oggetto che abbiamo in casa, chiedendoci per quale scopo è stato comprato, se viene utilizzato, se sa ancora regalarci emozioni. Si, esatto: emozioni. Se si prende in mano una cosa, immediatamente sappiamo se ci emoziona, se la vogliamo con noi. Sostiene anche che solo tirandole fuori da dove erano, toccandole, osservandole, ci sanno comunicare molto.

Vestiti, libri, carte, oggetti misti e ricordi: queste sono le categorie nelle quali dividere gli oggetti e questo è anche l’ordine con il quale analizzarli, uno per uno. Così facendo si lascerà per ultimo la categoria più difficile, quella che genera più dubbi, permettendoci di affinare la tecnica di selezione.

Selezionare, quindi è il secondo passaggio, eliminando senza pietà ciò che non ci emoziona. Anche qui, ho provato un moto di fastidio, perché sono una che butta/regala molto facilmente. Non pensavo che avessi da imparare in questo campo!

Il moto di fastidio è passato però quando mi sono imbattuta in oggetti che non uso, in particolare vestiti. Scommetto che tutti, ma proprio tutti abbiamo nell’armadio almeno un capo comprato e mai messo. Non lo diamo via, sebbene siamo consapevoli che non lo metteremo mai. Ho sempre pensato che prima o poi avrei trovato un motivo per metterlo, ma questo libro fa ragionare sul fatto che non esiste un motivo, altrimenti avremmo già indossato il capo in questione. Probabilmente lo scopo di quel capo non era essere indossato, ma essere comprato, per soddisfare un desiderio momentaneo, una valutazione che poi si è rivelata errata. Mi ha colpito molto questa nuova visione, perché mi ci ritrovo: ho numerosi vestiti che non ho praticamente mai messo, e mi rendo conto di averli comprati proprio perché volevo fare shopping e basta, o perché in particolari condizioni si perde il senso del giudizio (perché in negozio mi stava così bene e a casa no??).

E visto che stavo vuotando l’armadio per il trasloco, ho volutamente affrontato quelle cose che non ho mai messo, salutandole dalla mia vita. Sensi di colpa a parte per i soldi spesi, mi sono sentita subito meglio: mi sono immaginata il mio nuovo armadio alleggerito, più pratico da consultare, e mi sono immaginata nuovi abbinamenti per le cose che ho voluto tenere.

Ho affrontato lo stesso percorso anche per gli accessori, le borse, i cosmetici e i libri. Come blogger ricevo tanti libri, senza contare quelli che arrivano nella redazione del quotidiano con il quale collaboro. Come se non bastasse, mi ritrovo ancora a comprarne (per questo ho scelto saggiamente un kindle, ne parlo qui).

Quanti di voi hanno una pila di libri sul comodino che devono iniziare? L’autrice di questo libro si accanisce soprattutto su questi. Ho sempre pensato che molti libri non li ho ancora iniziati perché ne ho prima altri da leggere. Il che è logicamente vero, ma se dopo qualche anno non sono ancora stati letti, vuol dire che troviamo sempre qualcosa di più interessante da leggere, e che quindi non li leggeremo mai. Ho esaminato la libreria e vi confesso che la metà sono libri che non ho mai letto.

Ho applicato il suo metodo anche per i libri: li ho presi in mani, sfogliati, soppesati, annusati abbracciati, e alla fine ho tenuto solo i libri che mi hanno entusiasmato: il mio personale criterio per stabilire quali sono è vedere come li ricordo a distanza di tempo. Se non mi ricordo la trama o il finale vuol dire che non mi hanno colpito. Per quanto riguarda i libri che non ho ancora iniziato, invece,ne ho tenuti pochi: solo quelli che mi suscitano reale curiosità, e che sono in linea con i miei gusti (e mi sono liberata di un romanzo storico d’inchiesta che tenevo per i pomeriggi piovosi).

Per quanto riguarda gli altri oggetti non ho avuto molti problemi: di natura sono una persona che non accumula, che butta, che detesta le collezioni (a parte le calamite sul frigo). Non conservo i biglietti dei viaggi, butto le riviste dopo averle lette e periodicamente passo in rassegna ogni cosa. Magari la sorpresa dell’Happy Meal che mi entusiasmava dopo due giorni perde d’interesse, e quindi viene riciclata. Penso che Marie Kondo approverebbe il mio approccio. 😀

Soprattutto per quanto riguarda i ricordi: ovviamente non sono una persona cinica e senza cuore, ma non capisco proprio quelle persone che fanno veri e propri mausolei con biglietti, scontrini, oggettini, foto.. Mi piace custodirli nella mente i ricordi, e farli evolvere insieme a me. Mi fanno quasi tristezza tutte quelle cose esposte, appartenenti a un passato che non può più tornare. Meglio guardare avanti..

Una volta selezionate le cose, l’autrice sostiene che si crea disordine perché non viene assegnato un posto ad ogni cosa. Per pigrizia le cose vengono sistemate dove c’è spazio, e non dove servono. Questo fa si anche che noi ci dimentichiamo delle cose, perché stanno nel posto dove non sono utili. E questo spiega perché la mia scorta di pasta in cantina sia scaduta. Consiglia anche di non accumulare, di comprare solo la quantità che serve per il breve periodo.

Organizzare, quindi, è il terzo passaggio: ogni cosa al suo posto, ragionando sugli spazi che abbiamo e sull’utilità delle cose.

Seguendo questi passaggi il disordine sarà scongiurato per sempre. Non dovremo più fare ordine. Sembra facile a dirsi, ma non a farsi: per questo Marie Kondo sostiene che ordinare sia un fatto mentale.

E il fatto che così facendo si ordina una sola volta nella vita si può considerare magia: da qui il titolo.

Infine l’autrice parla a lungo dei benefici che un ambiente ordinato, ovvero un ambiente riempito con cose selezionate con il metodo appena illustrato, può dare: parla di clienti che l’hanno ringraziata perché la loro vita lavorativa è migliorata, perché hanno imparato a prendere decisioni importanti, a essere più sicuri sulle loro capacità, a comprare con maggior criterio.

Se parliamo della sua teoria circa il beneficio dell’ordinare, sul perché le persone accumulino tante cose (e di conseguenza perché non riescano a sbarazzarsene) sono d’accordo. L’autrice ha espresso concetti che in parte pensavo anche io, e mi ha aiutato a ragionare da un nuovo punto di vista.

C’è da dire però che il suo metodo lo trovo a tratti un po’ troppo drastico e generalizzante: non credo che tutti siano capaci di fare quello che lei consiglia, ovvero decimare le proprie cose e rispettare il posto che viene loro assegnato. Secondo me ci sono persone che nascono disordinare, e disordinate rimangono. Non ha niente a che vedere con l’accumulo o con l’incapacità di riflettere sull’ambiente che si vuole. Sono persone che prendono l’apribottiglie dal cassetto e dopo averlo usato lo lasciano sul tavolo con il tappo ancora avvinghiato alla spirale di metallo. Non lo rimettono mai a posto, eppure sanno quale sia il suo posto, perché lo vanno a cercare li, quando serve. Quando glielo fai notare ti rispondono tra il mortificato e il sorpreso: “scusami, stavo pensando ad altro”. Non c’è spazio per l’ordine nella loro testa, e forse è giusto così. Senza contare che aspirare alla perfezione dell’ordine è un po’ come sperare di contrastare l’entropia: fantascienza!

Dopo una giornata sui tacchi, lancio le scarpe senza troppi complimenti in corridoio. Trovo più urgente infilarmi le pantofole a forma di cammello. Marie Kondo, scusami! 😀

Le mie favolose pantofole!
Le mie favolose pantofole!

E voi, siete ordinati? Avete letto questo libro? Vi lascio con una foto che testimonia la mia operazione di riordino/trasloco, con alcuni scatoloni vuoti. Marie Kondo sarebbe felice della selezione!

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Giovanna

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4 thoughts on “Marie Kondo – Il magico potere del riordino

  1. Ahahah, sto ridendo come una matta! Non per la recensione, che è precisissima come al solito, ma perchè sto cercando di quantificare le tonnellate di vestiti, accessori, trucchi, libri (il romanzo storico d’inchiesta è solo l’ultimo della serie) e chissà che altro che sono transitati dal tuo bucolocale al mio e a quello della Sara! Della serie che non compro praticamente più vestiti e trucchi da una vita! 😀
    PS: vedo con piacere che però i fiori rosa & marroni sono stati salvati

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