In uscita il 17 settembre – “Il vizio di scrivere” di Vittorio Sermonti

Ciao! Domani esce un libro molto interessante! “Il vizio di scrivere” è l’ultima fatica letteraria di Vittorio Sermonti.

E’ pubblicato da Rizzoli nella collana Saggi, ha 666 pagine e costa 23 euro.

sermonti

Dal comunicato stampa: “Se leggere è un vizio, non che scrivere sia una gran virtù. Un romanzo o un volumetto di versi sono merci non richieste. Allora, perché tanto scrivere invano? Si diceva in tempo di grandi ottimismi che scrivere è un’impellenza, che chi scrive è obbligato a scrivere da un prepotente moto interiore. Può darsi; quantunque sulla ambigua prepotenza dei moti interiori ci sarebbe molto da discutere”. In ogni caso Vittorio Sermonti da più di sessant’anni è anagraficamente uno scrittore: cioè “uno degli happy few che debbono la propria miseria all’ostinato esercizio della scrittura”. Qui raccoglie, ordina, disordina il frutto multiforme del suo vizio, che non si limita a riflettere sui meccanismi segreti della poesia, ma si avventura a intervistare Marco Aurelio e Giulio Cesare, a redigere un paio di libretti d’opera, a tradurre in versi due classici di teatro, a scrivere racconti, epigrammi, aforismi e una tragica cronistoria del terremoto dell’Irpinia. La voce è sempre la sua, l’acume è inconfondibile, l’intelligenza è quella colta e libera di chi sta al mondo da ottantasei anni. Un percorso sorprendente a ogni pagina, condotto “con la perseveranza, con l’abnegazione, con l’inconfessabile voluttà” con cui si coltivano i vizi più radicali.

Vittorio Sermonti è narratore, saggista, traduttore, regista, attore. Si è sempre occupato del rapporto tra scrittura e voce. Ha scritto, tra l’altro, tre romanzi, un libro di racconti, un saggio-epopea sul calcio, un volume di poesia; dal 1988 al 1993 per Rizzoli ha pubblicato la Commedia di Dante, racconto-commento in tre volumi (edizione rivista e aggiornata nel 2015); nel 2002 Sempreverdi, nel 2007 la traduzione dell’Eneide, nel 2009 Il vizio di leggere e nel 2014 la traduzione delle Metamorfosi di Ovidio.

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Appena ho saputo dell’uscita di questo libro ho esclamato: wow!!

Sermonti ha una caratteristica che purtroppo vedo poco negli autori giovani: è curioso. E questo lo ha spinto ha occuparsi di molte cose nella sua vita. In particolare si occupa dell’energia vocale nei testi letterari, del rapporto fra la scrittura e la voce. Sono unici i suoi studi sulla Divina Commedia, che evidenziano il rapporto fra scrittura e oralità, che all’epoca di Dante era maggiormente sentito.

Con questi studi evidenzia una cosa, se vogliamo, apparentemente banale: basti pensare ai bambini che chiedono ai genitori una lettura della fiaba prima di andare a dormire. Sebbene la conoscano a memoria, ogni sera il copione si ripete, proprio perché è il modo di leggere e interpretare a conquistare il bambino.

Tuttavia di banale c’è ben poco nei suoi studi: affondando radici profonde, si arriva a discutere anche sull’evoluzione della lingua stessa,  e di come sia stata influenzata proprio dalla gente che ripeteva, come l’aveva capita, la somma opera di Dante.

Quanto basta, insomma, per farmi amare questo autore. La mia felicità riguarda anche l’argomento di questo libro, ovvero lo scrivere. Non il classico libro di scrittura creativa (che personalmente trovo poco utile), e nemmeno una personale interpretazione del concetto.

Leggendo il comunicato stampa mi sono fatta un’idea di questo libro che richiama un ricordo d’infanzia: per qualche periodo da bambina ho preso lezioni di pianoforte. Attività molto bella e affascinante, ma estremamente rigorosa, e purtroppo da bambina non avevo il senso del dovere che serve per imparare a suonare uno strumento. Un giorno il mio maestro di pianoforte prese il mio posto sul panchetto, e suonò il mio esercizio, estremamente banale, al posto mio. Chissà perché realizzai solo in quel momento che, ovviamente, doveva essere bravissimo a suonare. Quindi gli chiesi di suonarmi qualcosa: fece dei pezzi a caso del mio eserciziario. poi suonò a memoria qualcosa di più noto, successivamente improvvisò un pezzo, ne arrangiò un altro a suo piacere, mischiò addirittura suono e voce, solfeggiando e suonando contemporaneamente. Infine mi raccontò dei suoi tentativi di mischiare il suono del pianoforte ai suoni della natura delle sue vacanze. Mi dimostrò che aveva con il pianoforte una relazione profonda, intima e personalissima, un approccio creativo e appagante.

Ecco, Sermonti, con questo libro, credo voglia raccontarci la sua relazione, il suo legame con la scrittura: vuole fare con il lettore quello che fece con me il mio maestro di pianoforte.

Vuole rimanere nella mente del lettore, lasciare una testimonianza, dolce come un ricordo di infanzia.

Non vedo l’ora di comprarlo e iniziare la lettura, immaginarmi Sermonti che mi racconta le cose che leggerò, e avere l’impagabile sensazione di ricevere il racconto di qualcuno: la quintessenza dello scrittore.

Vi farò sapere, a fine lettura, cosa mi ha raccontato Sermonti! 😀

Giovanna

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