Divier Nelli – Il giorno degli orchi

Recensione di Alessandra Nofi

Leggere Il giorno degli Orchi è stato come sfogliare una rivista pedopornografica intrecciata a delle pagine del Cioè!

 

La mia copia!

Divier Nelli ci fornisce un ritratto stereotipato del mondo adolescente: avvertiamo la fretta e l’impazienza di voler crescere e nel frattempo l’impossibilità di farlo perché si è effettivamente ancora piccoli.

Allo stesso modo, Nelli stravolge i canoni tradizionali presentandoci Aurora, la protagonista, sedicenne mozzafiato consapevole della sua bellezza tanto che la sfrutta per guadagnare. Dunque non è lei ad essere sopraffatta dai cinquantenni che vogliono sedurla, è lei ad adescarli e a minacciarli se non le rendono denaro. In questo romanzo non c’è una fascia d’età predominante perché ad erompere dalla scena è sempre e solo la figura di Aurora e da lei, gli altri personaggi si ramificano in un contesto quasi claustrofobico. Questa si prostituisce su internet spalleggiata da due complici: Leonardo e Vieri, suoi coetanei, i quali la spingono ad agire rimanendo comunque spettatori passivi di fronte alle sue decisioni. La stessa Aurora dondola in bilico tra realtà e finzione perché l’ambiente in cui vive richiede obbligata apparenza. Di fatto compaiono tanti nomi accanto a lei, tra cui suoi pseudonimi, destinati a restare nell’ombra. Finché la scena non si ribalta e vediamo una protagonista vulnerabile fatta di debolezze e costrizioni, ci sentiamo soffocati dagli adulti che ci sbattono in faccia i loro problemi e noi, dal canto nostro, dobbiamo reagire evadendo.

La schiera di soggetti non caratterizzati se non da un nickname, ci fa sprofondare in un’aura di solitudine diventando noi stessi complici di Aurora, perché facciamo parte del suo stesso mondo. Il fatto che non riusciamo ad immaginare un volto perché non ci viene descritto, ci invita a concentrarci sul contenuto: dall’apparire si giunge all’essere. Voglio pensare che sia un effetto ben escogitato quello dell’autore, non un mero esercizio stilistico. Così si spiegherebbe la denominazione degli Orchi presenti nel titolo: non sono altro che i pedofili, senza identità, bui da diventare inesistenti quando finalmente cresciamo e non crediamo più alle favole, quando prendiamo coraggio e come Aurora ci destiamo e ritorniamo ad avere il coltello dalla parte del manico.

La scrittura è leggera, ma d’impatto, con linguaggio gergale a tratti violento, ma che non ti permette di abbandonare la narrazione fino alla fine, data anche la brevità dei capitoli. La lettura è consigliata ad un pubblico dai 16 anni in su perché sembra essere l’età adatta per conoscere determinati fenomeni senza tuttavia ritrovarsi brutalmente introdotti a fronteggiarli. Una volta chiuso il libro ci si potrebbe sentire persi, vuoti e rigettati in una realtà a cui faticheremo ad attribuire un senso, in cui è difficile esprimersi. Il messaggio principale è proprio l’incomunicabilità.

4 stelline su 5!

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