Lezione 7 – L’intreccio

Ciao a tutti, oggi parleremo degli intrecci, ovvero di come dare forma alla storia. È un argomento strettamente collegato alla trama – di cui, come già detto, ci sarebbe un mondo da dire – e che determina lo scorrere della storia.

La trama è azione, e deve essere in grado di proporre al lettore qualcosa di nuovo in ogni momento. Si pensa che l’incipit sia la grande fatica dello scrittore, e che creato quello è tutto in discesa: niente di più sbagliato. All’incipit segue lo sviluppo vero e proprio. Parlando dell’incipit abbiamo detto che la cosa migliore è incominciare in medias res, cioè nel bel mezzo di qualcosa. A questo punto il lettore vorrà saperne di più: come si è arrivati a quel punto? Cosa succederà? È il momento di dare qualche spiegazione in più. Si potrà farlo in diversi modi: utilizzando un flashback per tornare al passato, o decidere invece di approfondire un personaggio, sottolineando gli aspetti più importanti per il contesto della storia. Nei corsi di scrittura si cita spesso Giano, dio romano dalle due facce, in grado di vedere contemporaneamente avanti e indietro: lo scrittore deve diventare come Giano, per non perdere mai di vista il contesto della storia e contemporaneamente proiettarsi in avanti, per gettare le basi di ciò che verrà.

Giano

Come appena detto, nella storia ci deve sempre essere qualcosa che accade o in procinto di accadere. In un romanzo, dove non ci sono limiti di spazio (a differenza del racconto, ad esempio), il lettore dovrebbe sempre essere in grado di anticipare gli eventi specifici che accadranno in un futuro non troppo lontano. La trama principale attraversa l’intera storia, dall’inizio alla fine. Questa prospettiva a lungo termine è frammentata in una serie di azioni, ognuna delle quali ha un punto di svolta e una soluzione. Un problema, o una svolta, spesso ne genera un altro, e poi un altro ancora. Per questo bisogna avere ben presente per tutto il tempo la trama nel suo complesso e procedere progressivamente verso il punto di svolta finale. Gli intrecci secondari svolgono il ruolo fondamentale di arricchire la trama principale e, se sfruttati al meglio, possono aumentare la curiosità nel lettore. Possono intervenire e concludersi rapidamente, oppure seguire l’intero sviluppo della storia e ricongiungersi prima della fine; possono essere incentrati sul protagonista della trama principale, o riguardare uno dei personaggi secondari. Se sono ben sviluppati, possono approfondire il contesto della storia, rispecchiare o contrastare adeguatamente l’azione principale, oltre a dare maggiore ritmo e guidare l’azione mentre la trama principale fa una pausa. Infine, possono creare suspence: ad esempio la narrazione di un intreccio secondario può procedere parallela per un periodo e poi riunirsi a quella principale, sfruttando l’impatto dello “scontro” tra le due trame.

La trama dà il ritmo al romanzo, ma da sola può fare ben poco: per questo è importante introdurre elementi che possano potenzialmente sviluppare le trame secondarie, ed è bene farlo in maniera esplicita ma irrisolta, in modo da promettere al lettore nuovi sviluppi. È proprio come intrecciare una treccia! Questa metafora la uso spesso anche quando do i giudizi sui manoscritti: più i singoli sviluppi saranno solidi e convincenti, maggiore sarà la robustezza di questa ipotetica treccia (come faccio in questa recensione). Questo però non deve distrarvi dal compito di fornire una trama centrale di riferimento che possa aiutare il lettore nonostante le varie deviazioni e interruzioni di narrazione. Grovigli troppo complicati scoraggiano anche il lettore più esperto! Bisogna evitare di non essere troppo dispersivi, mantenendo viva la tensione.

 

Per questo, è buona norma ogni tanto riannodare i vari fili della narrazione, mettendo in relazione gli eventi della trama principale con quelli della trama secondaria. I personaggi dovrebbero intervenire in entrambi i contesti, anche se con un ruolo diverso. Ci deve essere una rete di corrispondenze e riferimenti fra i vari elementi relativi all’atmosfera, all’ambientazione, e alla dinamica stessa dell’azione, e la trama secondaria deve essere sviluppata – nel suo piccolo – come una trama principale, con colpi di scena e risoluzioni adeguate. Un momento cruciale di una trama secondaria dovrebbe coincidere con un punto nodale di quella principale. Ad esempio, se si elimina un personaggio in un intreccio secondario, questo gesto dovrà per forza avere ripercussioni sul protagonista.

Addentrandosi nella storia ogni singola scena sarà chiamata a svolgere un maggior numero di funzioni: dovrà proiettarsi in avanti ma anche guardarsi alle spalle (ricordate Giano?), tenendo conto delle conseguenze di ogni svolta ma preparando lo sviluppo di quelle successive. Dovrà anche sviluppare ulteriormente i personaggi. Mostrandoli in nuove situazioni. Alla trama però serve anche ritmo per andare avanti. Il ritmo è composto da molti elementi (oltre all’alternanza di trame fin qui spiegata): scene chiave, introduzione di nuovi particolari, svolte improvvise, l’importanza di un tema forte, l’alternanza di azione e descrizioni etc etc..

Ci deve sempre essere fluidità mista a sistematico rigore di costruzione, alternando fasi di azione ad altre più riflessive. Per integrare le varie componenti e le diverse velocità in una struttura narrativa occorrono efficaci momenti di transizione. A volte è necessario lasciar correre un po’ di tempo per preparare un cambiamento del punto di vista o dell’ambientazione; altre volte è necessario ampliare la prospettiva per mettere a fuoco una serie di eventi ravvicinati. È opportuno però scegliere anche qualche elemento di continuità: ad esempio un’azione anticipata che verrà poi sviluppata nella scena successiva, o un’ambientazione costante (osservata con nuovi occhi), o un particolare stato d’animo.. Anche in questo caso ci sono infinite possibilità. Tutto ciò aiuta il lettore non solo a seguire, ma anche a capire cosa sta succedendo. L’importante è scegliere espedienti che vadano al di là di semplici dettagli relativi alla trama e ai personaggi: è necessario adottare una particolare tecnica narrativa affinché le varie parti della storia siano tenute insieme.

Sembra complicato, ma in realtà è più divertente di quello che sembra: provare per credere!

Vi lascio come sempre con un libro per approfondire l’argomento!

L’uomo come fine – Alberto Moravia (specialmente il capitolo “Racconto e romanzo”)

Giovanna

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