Giulio Perrone – L’amore finché resta

Girando per vari blog letterali ho notato che va molto di moda etichettare tutto, prima ancora di raccontare qualcosa sulla trama: “un fantastico libro di formazione”, “un romanzo sul potere della rinascita”, “un romanzo sull’amore” etc etc. Non so a cosa sia riconducibile questa psicosi: sembra quasi che si tema che il lettore – senza un’etichetta precisa al romanzo – si senta spaesato e incapace di apprezzare una bella storia per quella che è. Questo fenomeno l’ho notato particolarmente per il nuovo romanzo di Giulio Perrone, dal titolo L’amore finché resta. Il libro è pubblicato da HarperCollins Italia, ha 280 pagine, costa 16 euro e si porta addosso una marea di etichette, tra cui quelle citate sopra. Fatemelo dire: il romanzo di Perrone è un romanzo. Punto. Senza altre definizioni. Affronta tanti temi, e per questo è impossibile definirlo in due parole.

Spendo due parole sulla trama: Tommaso è un uomo. Anche in questo caso non ha senso definirlo, etichettarlo. Ho letto di tutto sul povero protagonista: cinico, immaturo, bamboccione. È un uomo che ha sposato una donna molto più ricca di lui, figlia di gente che conta, della Roma bene: questo matrimonio gli ha garantito agio ma non la felicità. Per questo motivo tradisce ripetutamente la moglie, stando bene attento a non legarsi troppo alle sue amanti. Sarà indubbiamente un atteggiamento immaturo, ma è riduttivo definire Tommaso “solo” un immaturo. È un uomo come tanti, come molti, con debolezze riconducibili a chiunque. A tutti sarà capitato di subire una situazione perché è molto meno faticoso di fare qualcosa per modificarla, soprattutto se non ci crea grande disagio. A un certo punto la moglie lo lascia, e Tommaso si ritrova a doversi reinventare una nuova vita, a cominciare dal lavoro. Prima lavorava – di facciata – come psicologo di pochi e selezionati clienti: a mantenere la famiglia c’erano i soldi del suocero. Ora deve trovare un lavoro per non passare agli occhi del figlio come un fallito. Torna a stare dalla madre, nella sua cameretta di adolescente, facendo di tutto per risolvere i problemi che la vita – quella vera, fuori dai Parioli – gli sbatte in faccia senza troppi complimenti.

Indubbiamente Tommaso ha una evoluzione, ma è riduttivo definirlo “romanzo di formazione”. Incontra una donna, che per la prima volta gli ruberà il cuore, ma è riduttivo definirlo “romanzo d’amore”. Tommaso finirà con trovare la sua dimensione, ma basta questo per definirlo “romanzo sulla rinascita”? È un romanzo che strappa anche grandi risate: lo definiamo umoristico? Mettiamola così: è un romanzo scritto molto bene, da un autore che ci sa fare. Per questo il romanzo parla di amore, di crescita, di rinascita, di famiglia, strappando risate alternate a momenti di grandi riflessioni. È un romanzo ricco, che offre molti motivi per essere letto.

La storia evolve in maniera altalenante: quando tutto sembra perduto arriva un barlume di speranza; quando tutto sembra risolto, ci si accorge che forse ci sono altre soluzioni, meno facili ma più solide. Il testo punta tutto su questo, sul peso delle decisioni, che – giuste o sbagliate che siano – portano inevitabilmente a delle conseguenze. Perrone è uno dei pochi autori capace di far riflettere, di prendere un personaggio, spogliarlo, mettere a nudo quello che è per permettere al lettore di pensare. Il lettore si ritrova a decidere insieme a Tommaso, a giudicare le situazioni, mettersi in gioco, calarsi nei panni del protagonista: insomma, vivrà la vita di Tommaso, provando tutte le sue emozioni. Nessuna esclusa. Non sempre magari si sarà d’accordo con le sue scelte, ma non è importante. L’importante è mettersi in gioco. Anche solo stando sdraiati a letto a leggere un libro.

Le sue parole sono leggere, ma con una profondità davvero rara. Si legge con piacere, ma mai con leggerezza.

È anche uno dei pochi autori a potersi permettere di mettere la trama, l’intreccio, in secondo piano, per valorizzare al massimo questo lavoro di grande introspezione. Non è un caso che a ogni presentazione dei suoi romanzi la domanda più ricorrente sia: “un uomo che parla di sentimenti: come mai?”, non capendo se la domanda si riferisca ai suoi protagonisti o all’autore stesso.

Perrone è anche un autore che non ha paura di fare capolino dalle sue parole: non posso dire di conoscerlo bene, ma ogni volta che finisco i suoi libri, mi sembra di conoscerlo molto bene. Non faccio fatica ad attribuirgli certe idee sull’amore, sulla vita, sui sentimenti: poi magari non è la realtà, ma è bellissimo quando si prova uno slancio non solo per un testo ma anche per chi l’ha scritto. Mi suscita ogni volta grande curiosità, mi viene voglia di farlo sedere a una scrivania di metallo, puntargli in faccia una lampada da interrogatorio e chiedergli, “avanti, raccontami la tua vita, fammi capire da dove nasce tutta questa vita che pulsa dai tuoi personaggi”.

In questo romanzo non viene raccontata una storia impossibile, non ci sono fenomeni paranormali, scenari post-apocalittici, trame dai mille colpi di scena: si parla di un uomo alle prese con la vita. E scusate se è poco.

Giovanna


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