Daniel Keyes – Una stanza piena di gente

Ciao a tutti! Oggi introduco una novità nel blog, ovvero ogni settimana ospito una recensione di colleghi blogger! Se volete propormi una recensione, scrivetemi a giovanna@bocconcinidicarta.com!

Inizio con Betta La Talpa, il cui simpaticissimo nome si basa su una metafora: goffa, curiosa, praticamente cieca. Potrebbe essere un topo da biblioteca, ma la talpa è sicuramente più simpatica! Ama molto anche scrivere, quindi direi che abbiamo tante cose in comune! Fate un salto nel suo blog! Non ve ne pentirete!

La recensione che ci propone è del libro Una stanza piena di gente, di Daniel Keyes. Buona lettura!

Giovanna

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Le 24 menti di Billy Milligan

 

È innegabile che oggi il fascino del male, del perverso e della malattia sia diventato un nuovo tipo di superomismo. Diciamoci la verità: chi negli ultimi mesi non ha sentito parlare di Ted Bundy? Di Jeffrey Dahmer? Benissimo. E di Billy Milligan?

 

Scherzavo, scusate. Questo perché Billy Milligan potrebbe far parte della sempreverde catena di serial killer… oppure no. Alcuni sono convinti che sia stato uno scaltrissimo, giovane delinquente che ha saputo fregare il sistema americano; altri, che sia stato proprio una vittima di quel sistema che ha contribuito a cambiare e che abbia fornito la possibilità ai tribunali di dare condanne diverse dall’ergastolo o dalla pena di morte, che agli americani piacciono molto. Billy è stato infatti il primo, nel 1978, in Ohio, a essere giudicato non colpevole per infermità mentale negli USA. Già, ma come ci è riuscito? Un vero malato di mente o un ragazzo molto furbo con doti da Hollywood?

 

Beh, il fatto è che Billy non era da solo e forse di quei crimini (tre furti con stupro) non era nemmeno cosciente. È stata Adalana. Oppure Tommy. O Ragen.

Billy soffriva di una malattia mentale che ancora oggi i medici tendono a diagnosticare con difficoltà, perché può essere confusa con la più comune schizofrenia, se non con gli ottimi risultati di un corso di recitazione. Si chiama sindrome da personalità multipla o disturbo dissociativo della realtà ed è un disturbo di tipo psichiatrico e comportamentale, non organico e genetico come la schizofrenia. Billy andava in trance improvvisamente, soffriva di amnesie e gli encefalogrammi sottoposti a due personalità diverse sembravano appartenenti a due persone differenti.

 

A Billy non era mai stata diagnosticata la malattia ed era stato curato (male) come isterico o sociopatico, ma perlopiù veniva ignorato e condannato come delinquente di bassa lega. Peccato che, con gli anni, si siano scoperti i motivi del suo finire continuamente nei guai: abusi sessuali da parte del patrigno, minacce e sevizie di ogni genere (fra cui la sepoltura da vivo e l’isolamento forzato nel granaio), incapacità della madre di gestire la situazione, disinteresse da parte degli insegnanti che non hanno notato strani comportamenti in un ragazzo che sin da bambino aveva dimostrato straordinarie qualità di artista e un’intelligenza inusuale. Peccato che avesse un segreto inconfessabile che lo ha mantenuto in vita e che, nei fatti, lui non sia stato al mondo da quando aveva 16 anni.

Perché la sua mente era una stanza in cui convivevano 24 persone diverse.

 

  1. William Stanley Milligan (“Billy”). La personalità principale. 26 anni, un ragazzo normale.
  2. Arthur. 22 anni, l’inglese colto, razionale e leader della famiglia. Porta gli occhiali.
  3. Ragen. 23 anni, iugoslavo, parla serbo-croato ed è il guardiano dell’odio. Protegge la famiglia dai pericoli fisici. Porta i baffi.
  4. Tommy. 16 anni, appassionato di elettronica. È l’artista della fuga.
  5. Allen. 18 anni, manipolatore, è l’artista del raggiro. Si rapporta con le persone ed è l’unico destrimane.
  6. Danny. 14 anni, è nato dalla sepoltura e dalle sevizie, per questo ha paura degli uomini.
  7. David. 8 anni, è il guardiano del dolore e assorbe le sofferenze di tutte le personalità.
  8. Christene. 3 anni, è la prima personalità creata per la solitudine nell’infanzia. È dislessica ed è la pupilla di Ragen.
  9. Christopher. 13 anni, è il fratello di Christene ed è l’obbediente.
  10. Adalana. 19 anni, è lesbica e soffre di nistagmo. Scrive poesie, si occupa della casa ed è la probabile colpevole degli stupri.
  11. Philip. 20 anni, è un delinquente di Brooklyn ed è molto volgare. Indesiderabile
  12. Kevin. 20 anni, è il pianificatore dei crimini. Indesiderabile.
  13. Walter. 22 anni, l’australiano che ha un ottimo senso dell’orientamento. Indesiderabile.
  14. April. 19 anni, bostoniana, pensa solo a vendicarsi del patrigno di Billy. Indesiderabile.
  15. Samuel. 18 anni, è l’ebreo che intaglia il legno. Indesiderabile.
  16. Mark. 16 anni, lo chiamano zombie perché non fa nulla se non gli viene detto, altrimenti fissa il muro. Indesiderabile.
  17. Steve. 21 anni, imita la gente, è egocentrico e non ha mai accennato la diagnosi. Indesiderabile.
  18. Lee. 20 anni, burlone combina guai. Indesiderabile.
  19. Jason. 13 anni, è la valvola di sfogo che scarica le pressioni accumulate con scoppi isterici. Serve a far dimenticare le altre personalità. Indesiderabile.
  20. Robert (“Bobby”). 17 anni, è un sognatore a occhi aperti senza veri interessi. Indesiderabile.
  21. Shawn. 4 anni. Sordo, emette ronzii per sentire le vibrazioni della testa. È la seconda personalità nata per non sentire le punizioni della madre. Indesiderabile.
  22. Martin. 22 anni, lo snob newyorchese. Indesiderabile.
  23. Timothy (“Timmy”). 15 anni, lavorava da un fiorista, dove ha avuto un incontro con un uomo che lo ha spaventato. Da allora si è rinchiuso nel suo mondo. Indesiderabile.
  24. Il Maestro. 26 anni, è Billy integrato dalle sue personalità. Ironico e brillante, ricorda ogni cosa ed è lui a parlare con lo scrittore Daniel Keyes.

 

Nel 1981, infatti, Daniel Keyes ha pubblicato, con l’aiuto dei medici e degli avvocati che hanno preso in cura Billy, nonché del Maestro e di altre personalità, The Minds of Billy Milligan, edito in Italia nel 2009 per la casa editrice Nord come Una stanza piena di gente. Il titolo deriva proprio dall’organizzazione che si erano date le personalità di Billy: ognuna di loro era seduta in una stanza e, quando doveva prendere il controllo della coscienza, si alzava e veniva illuminata da una luce per “uscire sul posto”. Gli Indesiderabili erano invece banditi dal posto.

 

Un libro che è un urlo di dolore per una condizione creata dalle atroci sofferenze inferte a un bambino per gran parte della sua vita. Un libro che, fra interviste ai diretti interessati e ricordi ricomposti da personalità diverse (o persone?), si destreggia tra il dossier, il reportage e la narrativa, esattamente come aveva fatto Truman Capote in A sangue freddo nel 1966. Vi inquieterà, vi stupirà. E vi commuoverà tremendamente. Perché si può credere o meno alla diagnosi dei medici sul caso Milligan, ma non si può rimanere indifferenti a ciò che quest’uomo, morto nel 2014 per un sarcoma, ha subito e a come ha reagito pur di sopravvivere. Sparendo completamente. E per tutta la sua vita non ha fatto altro che cercare di sparire, in qualsiasi modo, pensando periodicamente al suicidio e alla morte come una soluzione per uscire da anni di dolore e ingiustizia. Io ho creduto a Billy e credo che se qualcosa si può imparare dalla sua storia, sia di denunciare ogni tipo di abuso e di lottare, per quanto possa essere difficile, e di non fermarsi mai davanti agli orrori del passato. Il libro è anche un ottimo spaccato del sistema giudiziario e ospedaliero americano: ricordo a tutti che, per quanto si possa dire dell’Italia e dei sui mille problemi, almeno noi abbiamo avuto Marina Montessori e Franco Basaglia.

 

Se leggere questo libro vi sembra troppo per i vostri nervi, è prevista nel 2020 l’uscita del film The Crowded Room basato sul romanzo e interpretato da Leonardo Di Caprio, per altro abbastanza somigliante al vero Billy. Altrimenti, la storia di Billy ha ispirato molto liberamente il film Split, diretto nel 2016 da M. Night Shyamalayan, in cui si cambiano i nomi e l’andamento degli eventi, ma la sostanza resta intatta e diventa punto di partenza per una riflessione sul superomismo della malattia.

Un abbraccio,

Betta La Talpa

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