10 libri per 10 album

Ciao a tutti! Qualche giorno fa, sul sito Exlibris20 (un sito che adoro), mi sono imbattuta in un articolo molto carino, dove si chiedeva di provare ad abbinare dieci libri a dieci album. Qui trovate l’articolo, che ho trovato molto interessante! Tra l’altro l’autore cita un brano che cito anche io, eheh! Si possono fare abbinamenti per i motivi più vari, non per forza citando brani presenti nei testi.. L’autore avverte che, come tutte le cose semplici a parole, risulta poi di fatto difficile da fare. Io ci ho provato, mettendoci effettivamente più tempo di quello che pensassi!

1) Inizio dal più recente, e un pelino autoreferenziale. Il libro che vi propongo si chiama Milano in 45 giri (pubblicato da L’erudita), ed è un libro di racconti: ogni racconto si nutre di una duplice ispirazione, quella musicale e quella della città meneghina. All’interno è presente un mio racconto, dove tra i protagonisti c’è una canzone dei Pink Floyd, Comfortably Numb. Milano per me è un po’ come i Pink Floyd, ovvero qualcosa di immenso ma scoperto “tardi”. Io sono di Milano, ma solo con l’università ho avuto davvero modo di viverla e imparare ad amarla. La stessa cosa si può dire di quest’album, famosissimo ma necessario di decantazione. Per questo quando la casa editrice mi ha contattato per chiedermi un contributo non ho avuto dubbi: il risultato è una storia che racconta sensazioni che chiunque – almeno una volta nella vita – ha provato. Sia mettendosi nei panni di lui, sia mettendosi nei panni di lei. Non vi dico altro per non rovinarvi la sorpresa!

 

 

 

2) Continuo con un libro di racconti: purtroppo questo genere di libri sono sempre un po’ bistrattati, ma io li trovo affascinanti! Sono perfetti per superare il blocco del lettore, e per conoscere al meglio un scrittore. Ritengo che sia molto più difficile scrivere un racconto piuttosto che un libro (dove non hai vincoli di lunghezza). Sono rimasta folgorata dalla bellezza della scrittura di Edgar Keret, e il titolo che vi propongo si chiama All’improvviso bussano alla porta (pubblicato da Feltrinelli). Un libro che ho molto amato (ve ne parlo qui), e che regolarmente rileggo. Come spiego anche nella recensione, a fine lettura mi è venuta in mente una frase riportata nel libretto di un cd. La frase in questione è la seguente: “sono suoni di superficie, di striscio.. Solo i cantanti e gli indovini li praticano, solo i fortunati li ascoltano”, e si trova sull’album Gommalacca di Franco Battiato. Quest’album è il primo che ho comprato di Battiato: conoscevo già molte delle sue canzoni ma quell’album fu davvero un’illuminazione per me, e ho sempre concordato con quella frase che lo accompagna. Ricordo che in un’intervista ai tempi  Battiato disse che aveva scelto, per un pezzo recitato in uno dei brani, l’allora famoso Andrea Pezzi. Nel brano dice poche frasi in inglese, ed è un inglese di una persona italiana che – giustamente aggiungerei – non ha l’accento inglese. Quando gli chiesero perché non avesse preso un madrelingua o qualcuno con una pronuncia migliore lui rispose che era voluta la cosa, che sarebbe suonata diversa con un madrelingua, e che il significato intero del pezzo sarebbe cambiato. Battiato aveva preso una cosa considerata comunemente un difetto e l’aveva trasformato in un punto di forza del brano, il quale risulta ancora più particolare. Ho sempre apprezzato la voglia di sperimentare di questo cantautore, e di come abbia sempre capovolto il concetto di bello, brutto, giusto, sbagliato. Non ha nemmeno senso dire che lui le tendenze le anticipa, perché lui le crea, direttamente. Un concetto che mi è stato molto utile nella difficile età della crescita, dove si fa di tutto per omologarsi.

Andrea Pezzi nel video de “Il ballo del potere”, dall’album “Gommalacca” (1998)Penso la stessa cosa dei racconti di Edgar Keret, che sono molto particolari, surreali, assurdi, ma allo stesso tempo così reali e concreti. Sia con Battiato che con Keret sono sberle all’anima, ma ci si ridesta con maggiori consapevolezze.

 

 

3) Per il terzo abbinamento voglio scomodare un classico della letteratura. Parlo di Hermann Hesse e del suo capolavoro Narciso e Boccadoro (pubblicato da Mondadori). Questo è un libro che ho scoperto al liceo, quando la prof. ce lo diede in lettura per le vacanze estive a fine seconda. Mi è piaciuto così tanto che periodicamente me lo rileggo. La cosa bella è che ogni volta ci trovo chiavi di lettura diverse, con spunti che sembrano rivolgersi ogni volta a me. Lo abbino a un’artista scoperta a caso su Youtube: lei è Lindsey Stirling, violinista. Abbino a questo libro l’album che porta il suo nome (in particolare il pezzo che si intitola Shadows) perché l’ho scoperta durante una delle mie tante riletture di questo libro. Era il 2013, avevo una situazione lavorativa da schifo che mi ha messo a dura prova: avevo cercato conforto come sempre nelle parole di Hermann Hesse e quando ho scoperto il brano Shadows stavo proprio leggendo un pezzo in cui i due protagonisti si interrogano circa le ombre dell’anima. Ho trovato la coincidenza molto singolare, e di buon auspicio. Quel posto di lavoro l’ho perso pochi mesi dopo, venendolo a sapere in condizioni disumane, non prima però di capire cosa fare di tutti quei mesi con loro. Se adesso faccio (più o meno) quello che ho sempre sognato, lo devo a quel periodo. E a Hermann Hesse, come ogni volta.

 

 

4) Rimaniamo in tema di grandi classici, citando un altro grandissimo autore, ovvero Italo Calvino. Italo Calvino per me è stato tanto, a lui devo tanto. Scoperto alle medie grazie a una bravissima prof., mi è stato – giustamente – riproposto al liceo. Ho letto tutto di lui, arrivando alla conclusione che sia un genio inarrivabile. Lui è anche causa del mio amore per la scrittura, dato che al liceo presi parte a un concorso che chiedeva di rielaborare sotto qualsiasi forma artistica (dipinto, testo, poesia..) uno scrittore. Io creai una sorta di dialogo immaginario tra una piccola lettrice e lo stesso Calvino, nel quale si analizzava Il sentiero dei nidi di ragno (pubblicato da Mondadori): non per vantarmi, ma arrivò terzo. Mi dissero che volevano darmi il primo posto ma avevano dubbi sul fatto che un testo così bello potesse uscire dalla mano di una quindicenne. Questa cosa mi ferì molto e bloccò per anni la mia voglia di scrivere, ma per fortuna ne sono uscita (proseguite con la lettura per saperne come). Per l’occasione rilessi il testo proprio mentre entrai in fissa con un gruppo che tuttora è uno dei miei preferiti, i Depeche Mode. Ovviamente li conoscevo, li avevo già sentiti, ma in quel periodo per caso sentii alla radio Enjoy the silence e diventò la colonna sonora di quella rilettura e della stesura di quel testo. Un periodo di riscoperta di grandissimi classici, che si sono confermati nel tempo migliori amici senza i quali non potrei mai vivere. Dave Gahan canta “All I ever wanted, all I ever needed Is here in my arms“, ed è una cosa che ho sempre pensato, prendendo in mano un libro.

 

 

5)  Per non darvi l’idea di essere una persona snob, radical chic o alla perenne ricerca di titoli impegnati, vi mostro un altro lato della mia personalità, parlandovi di Sophie Kinsella e di M2o. La prima penso sarà famosa a tutti, M2o forse no. Comunque, correva l’anno 2004, io ero di maturità e soprattutto nel pieno di una fase tamarra mai sopita (quotidianamente metto musica tamarra a tutto volume, ballando insieme a mio figlio). Uno stile di musica che ben si addiceva al periodo: stavo finendo il liceo, lasciandomi alle spalle con esso tante altre cose. Avevo appena preso la patente, godendo della possibilità di scorrazzare in giro con la macchina di mio fratello che nella sua bruttura aveva un grosso pregio: un lettore cd. M2o ai tempi era una stazione radio molto tamarra. Comprai il cd M2o volume 4 principalmente per quello scopo, e ricordo con estremo piacere il momento del mio orale di maturità, quando dopo due ore di interrogatorio me ne andai con questo cd a tutto volume. Con lo stesso spirito andai in libreria per comprarmi i libri da portarmi al mare. Volevo qualcosa di leggero, e presi I love shopping (pubblicato da Mondadori), sapendo di essere molto in ritardo con il fenomeno, ma soprattutto aspettandomi una lettura banale. Mi sbagliavo di grosso: la Kinsella è bravissima! I suoi libri sono ben costruiti, con personaggi molto credibili. La storia acchiappa e i colpi di scena non mancano. Quell’estate la passai a godermi la vita con musica tamarra nelle orecchie e letture spensierate sul comodino, in quel limbo surreale sospeso tra la fine del liceo e l’inizio dell’università. Una condizione di beatitudine che si vive una volta sola nella vita, e sono felice di averla passata con questi due titoli.

 

 

6) Parlando di libri che mi ricordano periodi della mia vita, come non tirare fuori il libro che mi ha accompagnato nel mio periodo romano? A fine università ho passato tre mesi a Roma per uno stage, finalizzato alla tesi. Chi mi segue lo sa, amo tantissimo Roma: per questo fui felicissima di questa opportunità. Uno dei primissimi pomeriggi liberi andai alla Feltrinelli nella galleria Alberto Sordi e comprai La famiglia Winshaw di Jonathan Coe (pubblicato da Feltrinelli), sotto consiglio di un mio amico. Alloggiavo in una struttura che affaccia su una strada trafficata: ricordo che era difficilissimo dormire, e questo libro mi ha fatto compagnia in quelle notti insonni. Di pari passo, ma senza un motivo dietro, ero entrata in fissa con un album: An End has a star degli Editors. La mattina mi recavo a lavoro con loro nelle cuffie, e la sera mi aspettava Jonathan Coe in camera. Anche di questo libro ne parlo qui, e sapete che vi dico? Che a furia di parlarne mi sta tornando voglia di leggerlo!

 

 

7) Proseguo con un altro libro che arriva da un consiglio (del mio stesso amico di sopra – che fortuna avere amici che consigliano libri belli!): si tratta di Alta fedeltà di Nick Hornby (pubblicato da Guanda). Chi conosce il libro sa che è pieno di riferimenti musicali dato che il protagonista possiede un fatiscente negozio di dischi. Avrei potuto citare uno dei tanti album che compaiono, e invece no! Ci abbino l’album Disc-Overy di Tinie Tempah, uscito proprio mentre leggevo questo libro. Sia il libro che il cd sono stati compagni di una lunga attesa, ovvero quella di un esito di un concorso di scrittura. Vi ho parlato prima del momento in cui ho deciso di smettere di scrivere. Ho ripreso a scrivere 9 anni dopo, in occasione di questo concorso, dove si partecipava con un racconto dedicato a Roma (avete visto come è tutto collegato? Per questo credo molto alle coincidenze). Questo libro e quest’album – come vi dicevo – sono stati compagni dell’attesa dell’esito: io ho mandato il racconto a fine giugno, i risultati sono arrivati il 9 novembre. Inutile dire che in tutti quei mesi mi sono angosciata: ci tenevo tanto, soprattutto perché mi ero resa conto che scrivere mi piaceva troppo, ed era stato stupido non farlo più per colpa di un episodio brutto. La super coincidenza riguarda proprio la sera in cui hanno pubblicato i risultati: io tornavo da danza, in macchina stavo ascoltando la radio e si parlava proprio di questo libro (nonostante non sia uscito in quel periodo). Ho esclamato: “ma è il libro che sto leggendo io!, che questa coincidenza significhi qualcosa?”. Alle 23:21 sono usciti i risultati, e io ero andata sul sito del concorso perché “me lo sentivo”. Ovviamente ascoltando Tinie Tempah. Mi rendo conto che tutto ciò suona assurdo, ma vi giuro che è la verità!

Come mi sono piazzata al concorso? Quinta. Inutile dirvi che lo considero un grandissimo traguardo, dato che sancito la mia ripresa a scrivere..

 

 

8) Adesso voglio fare un bel salto nel tempo, fino a giugno del 1998, parlandovi di Giamburrasca (di Vamba, si trova pubblicato da varie case editrici)). Questo è uno di quei libri che gira a casa mia da prima che nascessi. Mi è stato più volte consigliato dai miei genitori, e più volte avevo iniziato a leggerlo, per poi abbandonarlo per i più svariati motivi. Non perché non mi piacesse, ma magari subentravano letture scolastiche, o libri che stavo aspettando. Sta di fatto che a giugno, come ogni anno, avevo il saggio di danza, e chiunque abbia preso parte a un saggio di danza è a conoscenza dei numerosissimi tempi morti che ci sono tra un balletto e un altro. Non puoi nemmeno chiacchierare o fare troppo casino perché spesso ti esibisci in teatri piccolini, dove si sente tutto. Mi ero infilata quel libro nel borsone perché era vicino alla porta quando sono uscita. L’ho letto tra le varie prove generali e le due rappresentazioni. Mi è piaciuto tanto, e non posso pensare a questo libro con la musica del mio balletto di danza moderna: Jam di Michael Jackson (dall’album Dangerous).

 

 

9) Per il penultimo abbinamento voglio scomodare artisti contemporanei. Il primo che vi cito è Alessandro Baricco. Ho letto Novecento (pubblicato da Feltrinelli) alle medie, proprio mentre usciva il film. Il libro mi è piaciuto molto, e secondo me il film non è da meno: è uno dei rari casi in cui il film se vogliamo è anche più bello. Sia il film che libro, comunque, li riprendo spesso, notando quanto la musica del pianoforte sia protagonista, e ragione di vita per il protagonista. Se dovessi pensare a un grande musicista di pianoforte, non posso che nominare Ludovico Einaudi, un grandissimo compositore. Sono stata più volte ai suoi concerti, e le emozioni che ho provato sono simili a quelle che la storia di Baricco (sia sotto forma di libro che di film) mi regala. Di Einaudi amo tantissimo l’album In a time lapse, e ogni volta che lo ascolto mi immagino Novecento che volteggia leggero con il pianonoforte sul suo transatlantico.

 

 

10) Concludiamo in bellezza, affrontando grandi temi e tirando fuori grandi artisti. Il libro che vi sto per mostrare è considerato un caso letterario, e come succede con i casi letterari, ha goduto di applausi e critiche. Come suggerisco ogni volta: non giudicatelo senza averlo letto. Più volte mi è capitato di parlare di questo libro e di sentirmi dire “non credo sia bello, è sicuramente montato, gonfiato, costruito”.

Vi garantisco che ne La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano (pubblicato da Mondadori) troverete tanto, forse anche troppo: impossibile non emozionarsi mettendosi nei panni dei due protagonisti, giovani ragazzi alle prese con il difficilissimo compito di diventare adulti. Non so per quale strana associazione, ma appena ho iniziato a leggerlo, nella mia mente già cantava Serj Tankian (frontman dei Sistem of a Down). Chi, come me, è stato adolescente nei primi anni del 2000 avrà almeno una volta ascoltato Toxicity a tutto volume in preda a rabbie di difficile identificazione. Le stesse che provano i due protagonisti, messi a dura prova anche da situazioni spiacevoli che vivono, ma che dovranno per forza affrontare per crescere. Ho lasciato questo libro per ultimo proprio per consigliarvi assolutamente di leggerlo!

 

Vi è piaciuta questa carrellata di libri e musica? Avete letto questi libri? Forza, condividete i vostri abbinamenti!

Giovanna

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