Massimo Cassani – L’ultimo ritorno

Massimo Cassani è il re dell’intreccio. C’è poco da fare, certe cose vanno solo ammesse. Questa è un’idea che mi ero già fatta anni fa, leggendo i suoi gialli (ne parlo qui e qui), ma che trova conferma dopo la sua ultima fatica letteraria, che – gioco di parole a parte – si chiama L’ultimo ritorno. È pubblicato da Castelvecchi e costa 20 euro.

La mia copia

Se mi dovessero chiedere cosa debba avere IL romanzo perfetto, risponderei senza esitazioni: una trama che intrecci tante cose senza però scomodare mille personaggi e mille situazioni. Cassani racchiude in questo romanzo due spunti che secondo me sono perfetti per grandi intrecci: la famiglia e il luogo, inteso anch’esso come protagonista. Inteso quindi non come sfondo statico, ma come qualcosa che racconta più di tanti personaggi. Chi mi segue sa che questo ragionamento lo faccio spesso, e per quanto possa sembrare banale, non c’è niente di più difficile di far parlare un luogo. Cassani sceglie Milano, più precisamente un appartamento di una persona che non c’è più. Lucio, il protagonista, si reca a casa del padre morto da poco per svuotarla e venderla. Lucio ama i monti, la vita in provincia, la tranquillità: l’atarassia come missione di vita. Vede questa trasferta milanese come un imprevisto per nulla piacevole. Eppure, in quell’appartamento, grazie a quell’appartamento, la sua vita scorrerà velocissima in due direzioni: il passato e il futuro. Il passato, in grado di parlare e dirgli cose mai sapute, e il futuro, che per quanto si possa ipotizzare, per quanto si possa desiderare, per quanto si pensi di saperlo tenere a bada, è difficile da comandare.

Tutto questo stando fermo in un presente che sembra sospeso nello spazio e nel tempo, nonostante sia chiaro che – appunto – ci troviamo a Milano e succede tutto abbastanza in fretta.

Già per i motivi sopra citati, questo è un romanzo che va letto. Se siete aspiranti scrittori, leggetelo per fare vostri gli elementi di cui sopra. Se non siete aspiranti scrittori, leggetelo per provare a sognare insieme a Lucio una vita diversa, con tutte le riflessioni filosofiche del caso.

Volendo aggiungere ulteriori elementi, per convincere i più scettici, questo è un romanzo che fa venire appetito. Io mi sono subito immaginata il buon Cassani vestito da chef, giungere verso di me con un carrellino e tante belle cloche. Ne solleva alcune, altre le richiude, mentre assaggi un piatto ti fa annusare il profumo di un altro, senza farti capire cosa sia. Paragoni culinari a parte, penso che questo sia un altro aspetto che un libro debba avere: il lettore deve averne sempre voglia. Per me è stato difficile mettere giù il libro, e quando sin dalle prime pagine capisci che questo meccanismo esiste ed è stato sapientemente costruito, tremi all’idea che primo o poi arriverà il punto di non ritorno, ovvero quel momento in cui sarà impossibile poggiare il libro, costringendoti a fare le 4 del mattino per finirlo.

“Vuoi che muoro (di curiosità)?” – (semicit.)

Non è un caso quindi che Cassani sia docente di scrittura (spesso tiene lezioni proprio sull’intreccio) e abbia pubblicato un manuale utilissimo (questo).

Volendo essere al massimo onesta con voi (cosa alla quale tengo molto), e volendo trovare cose che mi sono piaciute meno, posso dire che in alcuni punti determinate situazioni risultavano poco approfondite o dallo svolgimento troppo facile. Alcuni segreti Lucio li scopre senza grande fatica, e si percepisce un timore – infondato – dell’autore di tenere le cose ingarbugliate dall’inizio alla fine. Si percepiscono, per spiegarmi meglio, due livelli di intreccio dei fatti: uno molto complesso, che copre tutta la storia, e altri più piccolini e nemmeno molto intricati infilati qua e là nella storia.

Anche la fine, del tutto soddisfacente come spiegazione ed evoluzione, avviene in netto contrasto con lo svolgimento: abbiamo uno svolgimento – come dicevo prima – lento, ben proposto, che ingolosisce il lettore, per poi arrivare a un degenero dei fatti che non dà tempo al lettore di metabolizzare ogni singolo evento. Il lettore si ritrova bombardato di avvenimenti tutti plausibili e coerenti, ma presentati – a mio gusto e parere – un po’ troppo in fretta.

Anche la fine stessa secondo me si trascina un po’ troppo: da una parte mi ha fatto piacere perché offre quel respiro che il lettore si è visto tolto, dall’altra aggiunge cose che – arrivati a quel punto – risultano trascinate. Dire di più senza fare spoiler è impossibile, ma spero sia chiaro il concetto in generale che voglio esprimere.

Ad ogni modo è un libro assolutamente consigliato, che consacra il buon Cassani a re indiscusso dell’intreccio, proprio come ho detto in apertura. Un libro che non usa trucchi, non parla di temi sociali caldi, ma mostra un uomo nelle sue mille sfaccettature, in grado di riflettere una luce della quale abbiamo bisogno.

Giovanna

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