Antonio Ferrara – Volovia

Volovia, scritto tutto attaccato. Una frase minima che assume il carattere di un ordine, che qualsiasi ragazzo almeno una volta nella vita ha proferito. È proprio questo il titolo del nuovo romanzo per ragazzi di Antonio Ferrara, pubblicato da Einaudi Ragazzi, uscito proprio oggi nelle librerie.

Volovia, pronunciato tutto d’un fiato, anche se sono parole che il protagonista non pronuncia mai. Sono parole però che si leggono tra le righe, o meglio, tra le pieghe della vita di Saverio. Saverio è un ragazzo napoletano, poco incline allo studio e alle regole. Quando le trasgredisce non riesce mai a farlo fino in fondo, e quando le rispetta, si sente perennemente inadeguato. Gli piacerebbe riceve la stima del padre, becchino molto apprezzato in città.

Saverio è quindi un ragazzo come tanti, e questa è la sua storia. Una storia “normale”, sebbene ogni storia è in realtà unica e speciale: la scuola, la famiglia, il lavoro e l’amore, quella cosa di cui tutti gli adulti parlano e che lui vorrebbe tanto scoprire. Il racconto inizia proprio con il racconto del lavoro del padre, della sorella. Racconta anche che a scuola non va bene, che gli piace stare in bottega con il padre a lavorare il legno. Racconta di Zara, giovane ragazza rom che accenderà in lui qualcosa, ma non sa bene manco lui cosa. Racconta anche di Napoli, la città che fa da sfondo alla storia. Racconta di come sia anch’essa complice e ostile nei suoi confronti, diventando di fatto protagonista anch’essa, una sorta di riflesso delle emozioni del giovane.

Napoli in notturna – Foto di Silvia Amici

 Nelle pagine del libro si assiste quindi alla lunga e faticosa strada di Saverio per trovare la sua autoaffermazione, la sua identità, il suo posto nel mondo. Invidia chi fugge, invidia chi riesce a cambiare le cose, sebbene non sempre le cose si possano cambiare. Invidia chi ha capito questa cosa e ci riesce a vivere.

Premetto con il dire che questo libro mi ha spiazzato: era un po’ di tempo che non leggevo romanzi per adolescenti, e sono rimasta molto colpita dalle tematiche affrontate. È stato come ricevere un pugno nello stomaco, ma da mani ricoperte di velluto. Non so perché, ma mentre leggevo mi sono immaginata lo scrittore proprio con guanti di velluto, pronto a far volteggiare le mani sul computer come un raffinato pianista. Il risultato è tranquillamente paragonabile alla musica di un pianista, e difatti dopo poche pagine, ho fatto partire un album di Ludovico Einaudi. Non amo leggere con la musica in sottofondo, ma in questo caso è stato molto suggestivo.

Uno dei miei album preferiti di Einaudi, che ha anche un titolo che si presta bene per questa recensione..

La scrittura proposta nel testo è del tutto consona al protagonista, e nella sua delicatezza si riflette proprio la timidezza e l’incertezza di Saverio, tant’è che ti viene proprio voglia di correre a Napoli a cercarlo, per dargli un abbraccio e dire che andrà tutto bene. Si percepisce che è una scrittura adulta, raffinata, ma si adatta perfettamente a un adolescente. È una scrittura ben calibrata, che accompagna al meglio le sensazioni di Saverio. Non è invadente, sebbene sia particolare e riconoscibile.

La seconda cosa che mi ha colpito è la descrizione di Napoli: io avrei scommesso qualunque cosa che lo scrittore fosse di Napoli. Scopro invece che è di Novara. Non so se abbia passato buona parte della sua vita a Napoli, o se sia solo un grande appassionato di questa città: sta di fatto che è stato capace di descriverla in maniera particolare, mettendo in luce solo determinati aspetti, in linea con l’umore di Saverio. Molto bella, ad esempio, la scena in cui Saverio non riesce a dormire e fissa il mare, agitato e inquieto come i suoi pensieri. Oppure quando paragona Napoli a sua mamma, amorevole e opprimente allo stesso tempo.

Infine, Saverio è un personaggio costruito benissimo: è costruito talmente bene che penso sia frutto del lungo lavoro dell’autore con i giovani. È un personaggio di cui si sa poco, ma che mostra solo quello che serve alla narrazione. Nella sua figura si rivela lo scopo dell’autore, ovvero mostrare un adolescente in tutte le sue fragilità. Mostrarlo non tanto agli adulti, ma quanto ai suoi coetanei. In un momento storico in cui se non sei figo non sei nessuno, se non hai la ragazza non sei nessuno, se non hai follower, vita benestante, cose da ostentare non sei nessuno, Ferrara dimostra quanto si può essere fighi mostrando solo se stessi..

L’autore sceglie deliberatamente di mostrare solo alcuni aspetti: il risultato è come se fosse applicata a tutta la storia una patina di grigio. Ma non scade nella pietà, nella compassione, anzi! Questa patina è impercettibile, e serve a evidenziare tutto ciò che Saverio ha di bello, diventando un eroe. Saverio alla fine diventa l’eroe di sé stesso, e non c’è insegnamento più prezioso e importante per un giovane.

Senza fare spoiler, posso dire che durante la narrazione Saverio lotta a modo suo contro molte cose: qualcuna riesce a cambiarla, molte altre le subisce, ma c’è una lotta anche in queste ultime.

Saverio è spettatore di una vita più grossa di lui, dalla quale appunto sogna di fuggire, dato che non sa come domarla. Le azioni del protagonista sono poche e circoscritte: nonostante ciò, è un libro impossibile da mettere giù perché c’è un’evoluzione così tangibile – pagina dopo pagina – nel modo di ragionare di Saverio che è un po’ come vedere dei video in time-lapse. Non è quindi un testo che punta sul colpo di scena, sull’intreccio. È un testo in grado di mostrare i cambiamenti di un adolescente, senza però diventare didascalico. In genere Saverio non dice quello che prova, ma lo mostra. Lo mostra con delle riflessioni, con dei comportamenti, con delle descrizioni. Ogni tanto si rivolge al santino di San Gennaro, dimostrando un lato fanciullesco che gli adolescenti tendono a reprimere. Saverio sa di non essere più un bambino, ma non si sente affatto un adulto.

Ai dialoghi con San Gennaro si alternano anche pensieri da adulto, decisioni sagge e prese di coscienza a intermittenza: un equilibrio difficile da mantenere. Quando tutto sembra perduto, quando la vita ti dimostra che contro certe cose non puoi combattere, speri in una fuga, in quel famoso “volovia” che dà il titolo al romanzo. Ma in nessun posto starai bene se prima non accetti quello che sei.

Certo, è un percorso lungo, faticoso, ma doveroso. È un percorso nel quale qualcuno ti può aiutare, come succede a Saverio, ma devi crederci per prima tu. Sembrano concetti scontati, metterli nero su bianco forse li banalizza ancora di più. Non è il caso di Antonio Ferrara, che riesce a mettere nero su bianco un intero universo: il risultato è un romanzo di formazione attuale, moderno, di grande impatto, con due personaggi – Saverio e Napoli – difficili da dimenticare.

Giovanna

“Mentre mia madre preparava da mangiare e mia sorella apparecchiava, guardavo fuori dalla finestra il mare che scuriva. Veniva su la notte, usciva dal mare, entrava in casa, ci girava intorno, ci teneva stretti tutti e tre”

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