Domenico Starnone – Confidenza

Recensione di Alessandra Nofi

Quanto può essere compromettente rivelare un segreto a qualcuno, o farselo raccontare? Quanto può essere pericoloso sapere e dire la verità? I due protagonisti di Confidenza, Pietro e Teresa, ce lo dimostrano attraverso la penna schietta di Domenico Starnone. Questo è stato il mio primo approccio con l’autore, e sicuramente recupererò anche altro, dato che il libro in questione è il terzo di una trilogia formata anche da: Lacci e Scherzetto.

Fortunatamente le storie non sono collegate tra loro, quindi si possono leggere anche separatamente e in ordine sparso. Preambolo a parte, l’atto di raccontare ciò di cui i personaggi più si vergognano è la miccia che scatena tutto il corso degli eventi futuri. Venire a conoscenza di qualcosa che appartiene a qualcun altro ti fa sentire potente e invincibile, ma al contempo, esporti a tua volta ti pone nella situazione opposta, perché è l’altro che può distruggerti e volgere la situazione a suo favore. Ci si trova in un limbo di ansia e responsabilità costante, che alla minima mossa ti espone al rischio. Teresa e Pietro, dopo le loro rispettive confessioni, prenderanno strade diverse, ma saranno inevitabilmente e per sempre legati dallo scambio di quelle parole.

Pietro incontra un’altra donna, Nadia, se ne innamora e la sposa. La ama perché è completamente diversa da Teresa, la quale, è invece la donna da temere. Questa infatti, proprio poco prima del matrimonio ricompare nella vita dell’uomo, quasi come una minaccia che lo avverte di stare all’erta. Il lettore sente assieme a Pietro – che narra in prima persona- il fiato sul collo, finché il punto di vista non si sposta su Emma, la figlia di Pietro e Nadia. Il cambiamento del narratore auto-diegetico permette di vedere sempre realtà relative e prendere ogni volta le difese di chi narra. La sezione finale del romanzo è affidata a Teresa, che secondo me, ha sempre mantenuto il coltello dalla parte del manico: è stata lei il personaggio che più ho apprezzato, ma anche quello che ho più temuto. D’altronde “non è la pedagogia dell’affetto che ci migliora, ma la pedagogia dello spavento”. A Teresa verrà affidata l’ultima sentenza, ma al momento di pronunciarla ci riuscirà, oppure compirà un passo indietro?

Di solito ripongo il mio giudizio complessivo sull’explicit, ma in questo caso me lo aspettavo diverso. Mi ha forse deluso? No. Mi ha però destabilizzata, appesantita. Credevo di giungere ad un finale liberatorio, ecco! Ritengo che Confidenza sia per certi aspetti simile a Stoner di John Williams. Entrambi gli autori si concentrano sulla descrizione di personalità ordinarie. Purtroppo, però, mentre in Williams il lettore arriva a comprendere che l’eccezionalità risiede nella semplicità, in questo caso, la conclusione rimane sospesa. Non esiste pace o appagamento. L’opera complessiva riesce comunque a donare riflessioni significative e se non fosse stato per l’epilogo meno pregnante del resto, le avrei dato cinque stelline. Invece ne merita quattro. Consiglio questo libro a chi vuole immergersi in una storia breve ma intensa, che scorre velocemente e colpisce proprio per la crudeltà sprigionata dalle parole, che sono dannose proprio quanto il silenzio.

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