Libreria Rizzoli, il salotto dei libri

Ieri è stata una grande giornata per Milano, per i cittadini milanesi e per tutte quelle persone che ancora considerano il comprare un libro un’esperienza emozionante. 

La libreria Rizzoli, situata in Galleria a Milano, ha riaperto i battenti, dopo un lavoro di restyling durato quattro mesi. Un evento controcorrente: purtroppo sono più le librerie che chiudono, rispetto a quelle che aprono.

L'insegna
L’insegna

Non si tratta solo di un cambiamento della disposizione dei locali e degli arredamenti: come spiega l’amministratore delegato di Rcs Libri, Laura Donnini, la volontà è quella di riproporre la libreria come luogo di incontro, dove organizzare eventi e presentazioni, dove discutere di libri e dove andare alla ricerca di libri, per il gusto di farlo. Un salotto dei libri, insomma.

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Trivial Pursuit Letterario

 

Ciao!

L’altro giorno ero a Milano, stazione Garibaldi, e sono entrata in una Feltrinelli dopo moltissimo tempo: a lavoro ho la libreria aziendale, che frequento spesso (pur avendo il kindle), che però ha solo libri della casa.

Quindi, approfittando del fatto che ero in anticipo, ho voluto fare un giro per vedere e toccare con mano le ultime novità. Mentre curiosavo tra gli scaffali, ho notato una graziosa scatola di metallo rosso.

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Giuseppe Culicchia – E così vorresti fare lo scrittore

E così vorresti fare lo scrittore

Ciao!

Oggi avevo voglia di proporvi qualcosa di veramente divertente, uno di quei libri che non si possono leggere in treno, per via delle risate che è impossibile contenere. 🙂

Il libro in questione è “E così vorresti fare lo scrittore”, di Giuseppe Culicchia, edito da Laterza.

Il titolo fa il verso a una poesia di Bukowski, che verrà riportata alla fine del libro, che potremmo definire “la ciliegina sulla torta”.

Anche questo è uno dei tanti libri comprati con un’offerta lampo: conoscevo Culicchia, sebbene non avessi letto niente di suo, e mi sembrava una buona occasione per iniziare a leggere qualcosa.

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Ernest van der Kwast – L’ombelico di Giovanna

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Buon venerdì sera a tutti!

Rieccomi con un nuovo post, dedicato a un libro iniziato e finito in giornata.

“L’ombelico di Giovanna”, infatti, lo si può considerare un racconto più lungo del solito: 144 pagine che si svoltano con estremo piacere.

In Italia è pubblicato da ISBN edizioni.

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Vanessa Barbara – La lunga notte del signor Otto

La lunga notte del signor Otto_

Ciao a tutti!

Rieccomi con un libro appena finito: “La lunga notte del signor Otto”, di Vanessa Barbara. In Italia è pubblicato da Corbaccio.

L’ho comprato dopo una lunga ricerca su Amazon: era da un po’ che non andavo in libreria, e ho cercato di spulciare tra le novità on-line.

Di questo mi hanno incuriosito i toni entusiastici con cui veniva descritto: Ironico, spiritoso, leggero e assurdo: un esordio folgorante!

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Remo Guerrini – L’estate nera

978-88-541-5349-3

Ciao a tutti!

Finalmente vi parlo del libro che mi ha tenuto compagnia durante le vacanze estive, e che ho adorato!

Il libro in questione è “L’estate nera” di Remo Guerrini, uscito nel 2013 con la casa editrice Newton Compton.

Lo avevo già notato, un giorno che ero alla ricerca di qualche e-book da comprare, e l’avevo salvato nella lista dei desideri. Poco prima di partire mi sono accorta che era tra quelli in promozione del mese, e l’ho considerato un segno del destino. 🙂

Amo le storie con diversi personaggi, che si intersecano tra di loro e offrono diversi punti di vista, e dalla descrizione prometteva bene: l’estate raccontata nel libro è quella del 1962. Più precisamente è l’estate di cinque bambini che vivono in un piccolo paese nel Monferrato. Sono bambini molto diversi tra loro, per estrazione sociale e carattere, ma accomunati da un odio apparentemente immotivato per Beniamino, lo “scemo del villaggio”.

Lo odiano a tal punto da decidere di ucciderlo, studiando un piano. Qualcosa va storto però, perché quel piano non verrà mai messo in pratica. Nonostante ciò, trent’anni dopo saranno costretti a ritornare sui propri passi, in quel paesino, a quella estate sepolta dai ricordi e da una vita che ha regalato, ad ognuno di loro, destini diversi e lontanissimi.

Il libro è diviso in due parti: “giugno 1962” e “ottobre 1991”. Non so sei sia voluto, ma il libro è diviso esattamente a metà: il mio Kindle segnava un avanzamento del 50% alla fine della prima parte.

La prima parte è quella che ho preferito: i personaggi vengono introdotti poco alla volta, con estrema cura, attraverso episodi, piuttosto che descrizioni. I personaggi sono tanti, così come gli episodi che li riguardano. Più volte ho avuto la sensazione di scene inutili, poco pertinenti al fine della storia: sensazione che è sparita andando avanti nella lettura.

Nonostante si svolga in un’epoca passata, e che io non ho mai vissuto, riesce a creare nella mente del lettore immagini precise, fin nei minimi dettagli. L’epoca stessa diventa un personaggio del libro, e come tale non potrebbe essere diversa.

Fa riflettere anche su una questione che gli scrittori spesso si pongono (e chi non se la pone pecca, secondo me, di presunzione): si può parlare (bene) di un periodo senza averlo vissuto? Secondo me no, e questo libro ha rafforzato la mia idea.

Anche il luogo della storia non è casuale: lo stesso autore ci tiene a precisare che, sebbene esista un paesino nel Monferrato che si chiami Altavilla, il luogo della storia è inventato. L’importante è che sia chiaro che si tratti di provincia, con la morfologia tipica della zona.

La storia scorre abbastanza veloce: quasi da subito è chiara l’antipatia dei personaggi nei confronti di Beniamino, così come i loro intenti. L’autore, tuttavia, fa davvero desiderare il momento in cui finalmente succede qualcosa, ma non basterà arrivare alla fine della prima parte per sapere quando e come verrà messo in pratica il piano.

Per questo motivo la seconda parte si carica ancora di più di aspettative: aspettative che non riguardano solo i personaggi, che il lettore ha conosciuto a fondo da bambini, e che inevitabilmente sono cresciuti. Ma anche aspettative su quello che succederà dopo trent’anni e su cosa è successo veramente quella giornata di giugno del 1962.

Il lettore non solo dovrà aspettare la fine del libro per sapere la verità, ma si renderà presto conto che anche immaginare eventuali svolgimenti è inutile, dato che, pagina dopo pagina, ci sarà un elemento in più a sconvolgere tutto. Ci si sente completamente nelle mani dell’autore. Una sensazione del genere non mi capitava da non so nemmeno quanto tempo: già per questo motivo è un libro che DEVE essere letto.

La seconda parte, rispetto alla prima, risulta molto più veloce: i protagonisti già li conosciamo, si tratta di conoscere cosa sono diventati. Anche qui si passa per fatti, più che per descrizioni. Fatti che si susseguono in maniera sempre più veloce, fino a un epilogo inatteso, originale, imprevedibile, ma forse per questo anche leggermente deludente. Deludente perché non è uno dei mille finali che il lettore si immagina.

Ma come ho già detto, l’autore non vuole che il lettore si faccia idee che potrebbero anche avverarsi: vuole sorprenderlo fino all’ultimo, e ci riesce benissimo.

Personalmente non amo il genere “pulp”, o meglio, non amo scene troppo pulp, di cui il libro è farcito (a partire dal primissimo capitolo). Ma ribadisco quanto detto prima: nulla è lasciato al caso, e anche le scene forti hanno uno scopo.

Una volta finito il libro, si fa fatica a trovare difetti: semmai viene voglia di riscrivere la storia e provare a dare finali diversi, svolgimenti diversi. Ma non perché non sia bello il finale scelto dall’autore. I personaggi e le storie che si costruiscono tra di loro si auto-alimentano pagina dopo pagina, cambiano con il cambiare dei fatti, assumendo sfumature e contorni ogni volta nuovi e originali. Non si può evitare di chiedersi come sarebbero andate le cose se anche un solo elemento all’interno del libro fosse diverso.

O cosa cambiare per veder realizzato il finale che ognuno di noi sperava. 🙂

Non so se fosse questo il vero scopo dell’autore, ma è sicuramente un altro motivo in più per amare questo libro.

Sono riuscita a incuriosire anche il mio compagno, che ha deciso di leggerlo solo per i toni entusiastici con cui gliel’ho descritto!

Infine, mi tocca anche confessare una cosa, fare “mea culpa”. Comprare i libri per il Kindle, come spiegavo nel post dedicato, è un’esperienza diversa. Il tutto succede su un sito, dove hai “tra le mani” la sinossi e qualche recensioni, piuttosto che il volume stesso. La copertina appare piccola; non avevo fatto caso alla casa editrice, fino a quando non mi è arrivata la mail con il riepilogo degli acquisti,

Non ho nulla contro la Newton Compton, ma avendo già letto diversi libri loro, mi ero fatta un’idea precisa della loro offerta: libri facili da leggere, per un lettore che sa cosa vuole. Libri che sfruttano le tendenze del momento (come i romanzi rosa e le saghe storiche) per offrire una vastissima scelta in merito. Un’ottima scelta aziendale, sicuramente la loro “mission”.

Quindi, ribadisco che non li ritengo libri brutti, ma pensavo di trovarmi di fronte a un libro senza infamia e senza lode (aiutata anche dal prezzo veramente basso per un buon libro recente).

Dopo aver letto questo libro ho cambiato completamente approccio al mio metodo di selezionare libri da leggere. Continuo a guardare da quale casa editrice provenga, ma solo per eliminare libri che sono frutto dell’editoria a pagamento (della quale parlo abbondantemente qui).

Dal libro è stato tratto un film, “Eppideis”, che credo sia ancora in produzione.

Allora, quante persone ho convinto a leggerlo? Aspetto i vostri riscontri!

 

Giovanna

Hilma Wolitzer – Un uomo disponibile

Immagine presa da lafeltrinelli.it
Immagine presa da lafeltrinelli.it

Buon lunedì a tutti!

Ho finito da qualche giorno il libro “Un uomo disponibile” di Hilma Wolitzer (Feltrinelli). E’ uscito lo scorso settembre, e già da allora lo avevo puntato. Mi capita raramente, ma ci sono dei libri che mi conquistano al primo sguardo. Come li prendo in mano, devo comprarli. Non so da cosa dipenda, se sia merito della copertina, o del frontespizio. Mi è stato spiegato che se un libro vende poco è soprattutto colpa della copertina, che è uno strumento di marketing a tutti gli effetti. Capita solo a me? Ditemi di no, vi prego!

Con questo libro probabilmente è stato fatto un ottimo lavoro, perché, come dicevo, appena l’ho visto l’ho desiderato. Poi magari passano mesi prima che lo inizi, ma intanto so che ce l’ho.

Il protagonista è uno stimato professore di scienze, Edward Schuyler, che si ritrova improvvisamente vedovo. Perde la moglie in pochi mesi per colpa di un tumore, e lui si ritrova, volente o nolente, di nuovo “sulla piazza” a sessant’anni. Da qui il titolo del libro: la sua condizione di uomo libero da legami, single, lo rende disponibile. Nonostante lui non voglia nemmeno pensare di innamorarsi di nuovo, si trova attorno numerose donne, anche per colpa dei figli della moglie, che mettono un annuncio sul giornale a nome suo.

Il romanzo quindi è una lotta continua tra i sentimenti che legano Edward alla moglie e la voglia, che cresce poco a poco, di innamorarsi di nuovo, di conoscere nuove persone e le nuove sorprese che la vita sarà in grado di regalargli.

Dovrà anche affrontare Laura, il suo grande amore giovanile, che sbuca fuori da un passato lontano e doloroso: lei non si è comportata proprio bene con lui, ma farà di tutto per conquistare di nuovo Edward.

Il finale, sebbene non sia scontato, lo si può intuire a un certo punto. O meglio: ci si chiede cosa manchi a Edward per poter trovare una nuova compagna, e si presuppone che prima o poi la troverà.

L’autrice non vuole sconvolgere il lettore con trame complicate, fatti che si susseguono l’un l’altro. La storia non presenta grandi colpi di scena, ed è raccontata dallo stesso Edward: ci si immedesima benissimo in lui, e siamo curiosi quanto lui di vedere come andrà avanti.

In questo modo l’autrice riesce a raggiungere il suo scopo, ovvero far riflettere sull’imprevedibilità della vita, e di come di fronte agli imprevisti si ha voglia di conquistare di nuovo la felicità, nonostante non ci siano motivi per essere ottimisti.

Inoltre ho trovato bellissima tutta la prima metà del libro, ovvero il ricordo constante della moglie attraverso piccole cose: molto struggente ma bellissima!

E’ un libro però anche molto divertente, scritto con ironia, originalità e leggerezza: si legge facilmente e strappa numerose risate.

Lo considero un libro leggero, poco impegnativo proprio per questo, ma l’immedesimazione nel protagonista è inevitabile, e questo lo rende non proprio una lettura da “ombrellone”. Non saprei come definirlo!

Mi ha colpito molto una recensione di questo libro del “The Washington Post”: Hilma Wolitzer mescola il dolce e l’amaro con grande abilità e accuratezza. Dopo averlo letto sono d’accordo con questo parere e non posso che consigliarlo caldamente: offre numerosi spunti per riflettere e per emozionarsi. Non nego che qualche lacrima me l’abbia fatta scendere..

Anche in questo caso, vi prego, ditemi che non sono l’unica! 🙂

Vi lascio con una intervista all’autrice (in inglese), in cui racconta anche del suo amore per la scrittura, e di come le storie che lei vuole raccontare arrivano sulla carta stampata. Mi fa piacere vedere che anche lei, scrittrice di successo, abbia avuto il “blocco dello scrittore”, e del fatto che sia convinta che le storie nascano nella nostra mente prima ancora di decidere che le vogliamo scrivere.

Giovanna

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Q & A With Hilma Wolitzer: A 30-Year Love Affair With Writing

“Learn what you know by writing.” – Hilma Wolitzer

Hilma Wolitzer, author of fourteen books, published her first poem at age nine, and then her first novel at 44. Here’s more from this prolific author, whose newest novel, An Available Man, is a comic novel about late-in-life dating.

Jennifer Haupt: Had you been writing all along, or was writing a passion you rediscovered?

Hilma Wolitzer: There were some published short stories in between, but that’s still a pretty long hiatus, isn’t it? I could say I was busy raising my kids, teaching, and caring for my ailing parents—all true!—but that’s no excuse. One of my favorite writers, Grace Paley, never blamed her political activism for her small (but glorious) literary output. She was right; you can’t really blame anyone or anything else for your own lack of productivity.

I like to think that I was writing in my head during my fallow years, but just not able to get it down on paper. That’s what I still tell myself, anyway, whenever I’m blocked. And it may be a valid conclusion, because sometimes long passages of prose arrive in a flash while I’m preparing dinner, crossing the street, or taking a shower. I’ve jotted sentences down in my checkbook, the margin of a newspaper, and even on the back of my hand. A sympathetic friend once gave me crayons that write on wet tile. Despite my dry spells, the work fairly flows once I get started. My entire first novel, Ending, was written in only a few months, but it was probably simmering for a while on an unconsciouns level, waiting to rise to the surface.

JH: An Available Man is your fourteenth published novel. Are there themes that run through all of your work? A question you’re trying to answer for yourself?

HW: An Available Man is actually my ninth published novel (but it is my fourteenth book). There are a few repeated themes in my work—like love and loss and redemption—although I often need readers to point them out, because I’m immersed in my characters and their lives. These are pretty universal themes. Everyone who’s ever loved someone knows from experience or intuition about loss—I’m certainly no exception—and we all hope for the solace of redemption. The latter can take many shapes.

In my novel Hearts, a shared loss eventually leads to a strong bond between a woman and the teenaged stepdaughter who hates her at the beginning of the book. It’s a road novel, so there was a preordained geographical destination for the characters-their emotional destination was something that took them (and me) by surprise. Edward Schuyler, the hero of An Available Man, loses his beloved wife Bee and is consumed by grief. Others try to pull him out of that darkness into the light and joy of a new love, but he resists, at least for a while. He’s torn between a lingering loyalty to Bee and a growing desire to start over again with somebody else. I guess that, like Edward, I’m always trying to figure out how best to live.

JH: What has kept you writing novels for more than 30 years? And how do you keep your writing fresh?

HW: I try to practice what I tell my workshop students: don’t write about what you know; find out what you know by writing. I often think, after I’ve finished a manuscript, that I’ve written myself out, that I couldn’t possibly know anything else, and I feel bereft when I have to leave my characters on the final page. Maybe that’s why I’ve written a couple of sequels. But writing fiction is an ongoing act of discovery, and new characters inspire new ways of telling a story. My characters always arrive first, before even the inkling of a plot.

At the risk of sounding like Joan of Arc, I have to say I hear their voices in my head. I begin to wonder who these people are and what they want, and then all the rest—their inner lives and the action—eventually follows. I’ve never done a formal outline, although I know that works for others. I tend to write the way I read, to find out what happens. Reading other writers helps the writing process, too. They refresh my vocabulary and excite my imagination.

JH: What other books would you recommend to someone who’s lost faith in love?

HW: Any novel by Jane Austen in which love trumps financial necessity. A few others are The biblical story of Jacob and Rachel, The Little Disturbances of Man, by Grace Paley, Good to a Fault, by Marina Endicott, and A Home at the End of the World, by Michael Cunningham.

JH: An Available Man is about finding love in later life. Have you drawn on your own experiences?

HW: Not directly. I never do, in my fiction; it’s much more fun to make things up. And I’ve been married for a very long time to my (one and only) husband. But I’ve observed divorced and widowed friends trying to connect with someone a second time around. It’s not easy—especially for older women, who tend to outlive their mates and are far less in demand than younger women.

I’ve heard several horror stories (and a couple of hilarious ones) about online dating from people for whom the word “dating” itself seems like an anachronism. A few of my female friends have become dispirited by the situation and simply given up. Somehow, though, I decided to tell the story from a male point of view. Loneliness is not a gender-specific condition.

JH: What is the One True Thing you learned from Edward about love?

HW: May I say Two True Things? One: that there are different kinds of gratifying love—for family and friends for instance, as well as amorous attachments. Two: that it’s never too late to find a soul mate.

Hilma Wolitzer is the author of several novels, including Summer Reading, The Doctor’s Daughter, Hearts, Ending, and Tunnel of Love, as well as a nonfiction book, The Company of Writers. She is a recipient of Guggenheim and NEA fellowships, an Award in Literature from the American Academy of Arts and Letters, and the Barnes & Noble Writer for Writers Award.  She has taught writing at the University of Iowa, New York University, and Columbia University.

 

http://www.psychologytoday.com/blog/one-true-thing/201202/q-hilma-wolitzer-30-year-love-affair-writing

Paola Mastrocola – Una barca nel bosco

Immagine presa da lafeltrinelli.it
Immagine presa da lafeltrinelli.it

Buon sabato a tutti!

Qualche tempo fa ho acquistato un libro con le “Offerte lampo” di Amazon, e l’ho appena finito.

Il libro in questione è “Una barca nel bosco”, di Paola Mastrocola. Avevo tanto sentito parlare di lei, ma non avevo mai letto niente di suo. E’ una scrittrice torinese, ma anche un’insegnante di lettere in un liceo.

Il libro è uscito nel 2003, con la casa editrice Guanda. Nel 2004 ha vinto il Premio Campiello.

Quando ho iniziato a leggere questo libro ho pensato: “si vede, eccome, che insegna in un liceo!”.

Infatti il protagonista è Gaspare, ragazzo timido ma molto intelligente, che abbandona la sua isoletta del sud per trasferirsi a Torino, per poter studiare in un liceo. Decisione presa grazie alle spinte della sua professoressa delle medie, che vede in lui un grande potenziale.

Il cambiamento è brusco: dovrà adattarsi a una scuola che non conosce, e che delude le sue aspettative, a dei compagni con i quali non riesce a legare, per via della sua bravura nel latino, alla difficoltà di farsi accettare per quello che è, cercando di adeguarsi a dei canoni che non capisce. Alla fine risulterà sempre così fuori posto, proprio come “una barca nel bosco”, come spesso gli viene ripetuto dalla zia.

La storia inizia con il suo arrivo al liceo, e finisce molto dopo, con la fine dell’università e l’ingresso nel mondo del lavoro.

Il punto di vista è quello di Gaspare, così come la voce narrante. Più che voce narrante è un flusso di pensieri ben costruito, che non annoia mai e non confonde. Poche volte ho letto capitoli interi con flussi di pensieri ben fatti, figuriamoci un libro intero! Sembra quasi di vedere un film, da quanto risulta coinvolgente.

Il fatto poi che la scrittrice sia un’insegnate rende il tutto molto reale: io ho finito il liceo ormai dieci anni fa, ma è stato come riviverlo di nuovo. Ci sono delle cose che secondo me solo un’insegnante nota, e che rimangono immutate nel tempo.

La storia non presenta particolari colpi di scena, azioni di suspense o intrecci da dipanare: è soltanto la crescita di Gaspare. Ci si chiede sempre dove voglia arrivare la scrittrice, oltre a intrattenere i suoi lettori con una magistrale prova di bravura. Ci si aspetta quindi un finale dove succede qualcosa.

Quello che succede è in realtà un monologo, un bilancio di tutti gli anni passati a Torino, tra aspettative che aveva Gaspare, i suoi genitori, e quello che realmente è diventato. Sembra banale detto così, ma non lascia affatto il lettore insoddisfatto. A tutti sarà capitato, primo a poi, di trovarsi nei panni di Gaspare e chiedersi come mai la propria vita sia finita su binari diversi da quelli progettati. E il fatto di averli progettati, desiderati, spesso fa pensare di poterli percorrere, ignorando i vari bivi che in maniera più o meno inconscia siamo chiamati a percorrere.

Una volta finito il libro si ha la voglia di rileggerlo al contrario, e ricostruire i binari di Gaspare, con tutti i vari snodi, per capire se e quando avrebbe potuto fare scelte diverse.

In realtà secondo me qui c’è quasi una lezione di filosofia: con il senno di poi, ovvero ripercorrendo il libro al contrario, siamo tutti capaci di capire dove e quando si potevano fare scelte diverse. Quello che la scrittrice vuole sottolineare è che se sono state fatte quelle scelte da Gaspare è perché proprio non ne poteva fare di diverse, altrimenti le avrebbe fatte. Le condizioni del momento lo hanno portato a fare quelle scelte, e quindi a percorrere quei binari.

Se non ricordo male già nell’antica Grecia qualche filosofo aveva provato a spiegare tutto ciò.

Si passa dalla delusione per le scelte del protagonista a una profonda condivisione dei suoi pensieri, portandoci finalmente a simpatizzare per lui.

L’unica cosa che non mi  piaciuta è l’esasperazione della passione per le piante di Gaspare. A un certo punto si appassiona di botanica, e decide di riempire la casa di piante. La situazione degenera in una maniera quasi surreale. E porterà Gaspare su nuovi binari. Probabilmente è stata esasperata apposta, per ribadire che tra i mille binari possibili, c’è sempre in agguato il più strano e imprevedibile. Però al momento della lettura l’ho trovato un po’ forzato.

A parte questo, è un libro che mi è piaciuto tantissimo, e che mi ha fatto venire voglia di leggere altri libri di Paola Mastrocola. Lo trovo molto interessante anche per i ragazzi: è a modo suo un romanzo di formazione, ma richiede un’attenzione particolare durante la lettura.

Anche se, nell’intervista che trovate qui (http://www.infinitestorie.it/frames.speciali/speciali.asp?ID=257), viene definito “romanzo di Sformazione”: definizione molto divertente!

Giovanna