Paola Mastrocola – Una barca nel bosco

Immagine presa da lafeltrinelli.it
Immagine presa da lafeltrinelli.it

Buon sabato a tutti!

Qualche tempo fa ho acquistato un libro con le “Offerte lampo” di Amazon, e l’ho appena finito.

Il libro in questione è “Una barca nel bosco”, di Paola Mastrocola. Avevo tanto sentito parlare di lei, ma non avevo mai letto niente di suo. E’ una scrittrice torinese, ma anche un’insegnante di lettere in un liceo.

Il libro è uscito nel 2003, con la casa editrice Guanda. Nel 2004 ha vinto il Premio Campiello.

Quando ho iniziato a leggere questo libro ho pensato: “si vede, eccome, che insegna in un liceo!”.

Infatti il protagonista è Gaspare, ragazzo timido ma molto intelligente, che abbandona la sua isoletta del sud per trasferirsi a Torino, per poter studiare in un liceo. Decisione presa grazie alle spinte della sua professoressa delle medie, che vede in lui un grande potenziale.

Il cambiamento è brusco: dovrà adattarsi a una scuola che non conosce, e che delude le sue aspettative, a dei compagni con i quali non riesce a legare, per via della sua bravura nel latino, alla difficoltà di farsi accettare per quello che è, cercando di adeguarsi a dei canoni che non capisce. Alla fine risulterà sempre così fuori posto, proprio come “una barca nel bosco”, come spesso gli viene ripetuto dalla zia.

La storia inizia con il suo arrivo al liceo, e finisce molto dopo, con la fine dell’università e l’ingresso nel mondo del lavoro.

Il punto di vista è quello di Gaspare, così come la voce narrante. Più che voce narrante è un flusso di pensieri ben costruito, che non annoia mai e non confonde. Poche volte ho letto capitoli interi con flussi di pensieri ben fatti, figuriamoci un libro intero! Sembra quasi di vedere un film, da quanto risulta coinvolgente.

Il fatto poi che la scrittrice sia un’insegnate rende il tutto molto reale: io ho finito il liceo ormai dieci anni fa, ma è stato come riviverlo di nuovo. Ci sono delle cose che secondo me solo un’insegnante nota, e che rimangono immutate nel tempo.

La storia non presenta particolari colpi di scena, azioni di suspense o intrecci da dipanare: è soltanto la crescita di Gaspare. Ci si chiede sempre dove voglia arrivare la scrittrice, oltre a intrattenere i suoi lettori con una magistrale prova di bravura. Ci si aspetta quindi un finale dove succede qualcosa.

Quello che succede è in realtà un monologo, un bilancio di tutti gli anni passati a Torino, tra aspettative che aveva Gaspare, i suoi genitori, e quello che realmente è diventato. Sembra banale detto così, ma non lascia affatto il lettore insoddisfatto. A tutti sarà capitato, primo a poi, di trovarsi nei panni di Gaspare e chiedersi come mai la propria vita sia finita su binari diversi da quelli progettati. E il fatto di averli progettati, desiderati, spesso fa pensare di poterli percorrere, ignorando i vari bivi che in maniera più o meno inconscia siamo chiamati a percorrere.

Una volta finito il libro si ha la voglia di rileggerlo al contrario, e ricostruire i binari di Gaspare, con tutti i vari snodi, per capire se e quando avrebbe potuto fare scelte diverse.

In realtà secondo me qui c’è quasi una lezione di filosofia: con il senno di poi, ovvero ripercorrendo il libro al contrario, siamo tutti capaci di capire dove e quando si potevano fare scelte diverse. Quello che la scrittrice vuole sottolineare è che se sono state fatte quelle scelte da Gaspare è perché proprio non ne poteva fare di diverse, altrimenti le avrebbe fatte. Le condizioni del momento lo hanno portato a fare quelle scelte, e quindi a percorrere quei binari.

Se non ricordo male già nell’antica Grecia qualche filosofo aveva provato a spiegare tutto ciò.

Si passa dalla delusione per le scelte del protagonista a una profonda condivisione dei suoi pensieri, portandoci finalmente a simpatizzare per lui.

L’unica cosa che non mi  piaciuta è l’esasperazione della passione per le piante di Gaspare. A un certo punto si appassiona di botanica, e decide di riempire la casa di piante. La situazione degenera in una maniera quasi surreale. E porterà Gaspare su nuovi binari. Probabilmente è stata esasperata apposta, per ribadire che tra i mille binari possibili, c’è sempre in agguato il più strano e imprevedibile. Però al momento della lettura l’ho trovato un po’ forzato.

A parte questo, è un libro che mi è piaciuto tantissimo, e che mi ha fatto venire voglia di leggere altri libri di Paola Mastrocola. Lo trovo molto interessante anche per i ragazzi: è a modo suo un romanzo di formazione, ma richiede un’attenzione particolare durante la lettura.

Anche se, nell’intervista che trovate qui (http://www.infinitestorie.it/frames.speciali/speciali.asp?ID=257), viene definito “romanzo di Sformazione”: definizione molto divertente!

Giovanna

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